13/12/2010

Populorum Progressio

di Staff — Categorie: Dottrina sociale della Chiesa 10/11Commenti disabilitati su Populorum Progressio

POPULORUM PROGRESSIO: Sviluppo integrale e solidale

 

Pubblicando nel 1967 l’Enciclica Populorum progressio, il mio venerato predecessore Paolo VI ha illuminato il grande tema dello sviluppo dei popoli con lo splendore della verità e con la luce soave della carità di Cristo. Egli ha affermato che l’annuncio di Cristo è il primo e principale fattore di sviluppo… A oltre quarant’anni dalla pubblicazione dell’Enciclica, (2009) intendo rendere omaggio e tributare onore alla memoria del grande Pontefice Paolo VI, riprendendo i suoi insegnamenti sullo sviluppo umano integrale e collocandomi nel percorso da essi tracciato, per attualizzarli nell’ora presente. Questo processo di attualizzazione iniziò con l’Enciclica Sollicitudo rei socialis, con cui il Servo di Dio Giovanni Paolo II volle commemorare la pubblicazione della Populorum progressio in occasione del suo ventennale. Fino ad allora, una simile commemorazione era stata riservata solo alla Rerum novarum. Passati altri vent’anni, esprimo la mia convinzione che la Populorum progressio merita di essere considerata come « la Rerum novarum dell’epoca contemporanea », che illumina il cammino dell’umanità in via di unificazione.” (CV8)

 

La Populorum progressio (Lo sviluppo dei popoli) è l’enciclica sociale scritta da papa Paolo VI pubblicata il 26 marzo 1967. La questione sociale, prima ristretta alle classi lavoratrici, acquista ora una dimensione mondiale. E’ stata definita come la più politica delle encicliche sociali e affronta le questioni mondiali partendo dal Sud.

A metà degli anni sessanta la guerra fredda tra USA e URSS vive un periodo di tensioni rallentate e si inizia a trattare per una riduzione degli armamenti. Questo offre prospettive di stabilità e di pace e la speranza di risolvere i problemi della povertà nel mondo, il cui primo segnale è il dramma della fame. Al Sud il processo di decolonizzazione è sì quasi concluso, ma ovunque v’è un senso di delusione in quanto non si è verificato l’atteso miglioramento delle condizioni di vita, anzi il divario tra popolazioni ricche e povere è aumentato. Si pone in maniera sempre più pressante la questione dello sviluppo dei Paesi del sud.

Nel 1964 l’ONU indice la Conferenza per il Commercio e lo Sviluppo. In rappresentanza del Vaticano vi partecipa p. Lebret che al suo rientro suggerisce a Paolo VI un’enciclica sulla questione dello sviluppo. Il Papa lo incarica di redigere un progetto che sfocia nel 1967 nella Populorum Progressio

In alcuni ambienti tradizionalisti questo documento venne tacciato infatti di essere vicino ad una dottrina sociale troppo clemente verso la sinistra e il suo pensiero. All’indomani della sua pubblicazione, il quotidiano del MSI, Il Secolo d’Italia, titolò in tono polemico: “Avanti Populorum!”.

 

 

LETTURA ANTOLOGICA

 

La chiesa e le aspirazioni degli uomini

1. Lo sviluppo dei popoli, in modo particolare di quelli che lottano per liberarsi dal giogo della fame, della miseria, delle malattie endemiche, dell’ignoranza; che cercano una partecipazione più larga ai frutti della civiltà, una più attiva valorizzazione delle loro qualità umane; che si muovono con decisione verso la meta di un loro pieno rigoglio, è oggetto di attenta osservazione da parte della chiesa.

 

6. Essere affrancati dalla miseria, garantire in maniera più sicura la propria sussistenza, la salute, un’occupazione stabile; una partecipazione più piena alle responsabilità, al di fuori da ogni oppressione, al riparo da situazioni che offendono la loro dignità di uomini; godere di una maggiore istruzione; in una parola, fare conoscere e avere di più, per essere di più: ecco l’aspirazione degli uomini di oggi, mentre un gran numero d’essi è condannato a vivere in condizioni che rendono illusorio tale legittimo desiderio. D’altra parte, i popoli da poco approdati all’indipendenza nazionale sperimentano la necessità di far seguire a questa libertà politica una crescita autonoma e degna, sociale non meno che economica, onde assicurare ai propri cittadini la loro piena espansione umana, e prendere il posto che loro spetta nel concerto delle nazioni.

 

 

LA QUESTIONE SOCIALE È OGGI MONDIALE

3. Oggi, il fatto di maggior rilievo è che la questione sociale ha acquistato dimensione mondiale.

 

9. Conflitti sociali…. i conflitti sociali si sono dilatati fino a raggiungere le dimensioni del mondo. La viva inquietudine, che si è impadronita delle classi povere nei paesi in fase di industrializzazione, raggiunge ora quelli che hanno un’economia quasi esclusivamente agricola: i contadini prendono coscienza, anch’essi, della loro «miseria immeritata». A ciò s’aggiunga lo scandalo di disuguaglianze clamorose, non solo nel godimento dei beni, ma più ancora nell’esercizio del potere. Mentre una oligarchia gode, in certe regioni, di una civiltà raffinata, il resto della popolazione, povera e dispersa, è «privata pressoché di ogni possibilità di iniziativa personale e di responsabilità, e spesso anche costretta a condizioni di vita e di lavoro indegne».

 

13. Conflitti generazionali… Inoltre l’urto tra le civiltà tradizionali e le novità portate dalla civiltà industriale ha un effetto dirompente sulle strutture, che non si adattano alle nuove condizioni. Dentro l’ambito, spesso rigido, di tali strutture s’inquadrava la vita personale e familiare, che trovava in esse il suo indispensabile sostegno, e i vecchi vi rimangono attaccati, mentre i giovani tendono a liberarsene, come d’un ostacolo inutile, per volgersi verso nuove forme di vita sociale….

La situazione attuale del mondo esige un’azione d’insieme sulla base di una visione chiara di tutti gli aspetti economici, sociali, culturali e spirituali. Esperta in umanità, la chiesa, lungi dal pretendere minimamente d’intromettersi nella politica degli stati, «non ha di mira che un unico scopo: continuare, sotto l’impulso dello Spirito consolatore, la stessa opera del Cristo, venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità (cf. Gv 18,37), per salvare, non per condannare, per servire, non essere servito

 

 

 

LO SVILUPPO INTEGRALE

 

Visione cristiana dello sviluppo

14. Lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere sviluppo autentico, dev’essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo. Com’è stato giustamente sottolineato da un eminente esperto: «noi non accettiamo di separare l’economico dall’umano, lo sviluppo dalla civiltà dove si inserisce. Ciò che conta per noi è l’uomo, ogni uomo, ogni gruppo d’uomini, fino a comprendere l’umanità intera». (L. J. Lebret)

 

42. È un umanesimo plenario che occorre promuovere...lo sviluppo di tutto l’uomo e di tutti gli uomini. Un umanesimo chiuso, insensibile ai valori dello spirito e a Dio che ne è la fonte, potrebbe apparentemente avere maggiori possibilità di trionfare. Senza dubbio l’uomo può organizzare la terra senza Dio, ma «senza Dio egli non può alla fine che organizzarla contro l’uomo. L’umanesimo esclusivo è un umanesimo inumano». Non v’è dunque umanesimo vero se non aperto verso l’Assoluto, nel riconoscimento d’una vocazione, che offre l’idea vera della vita umana. Lungi dall’essere la norma ultima dei valori, l’uomo non realizza se stesso che trascendendosi. Secondo l’espressione così giusta di Pascal: «L’uomo supera infinitamente l’uomo».

 

Lo sviluppo è una vocazione

15. Nel disegno di Dio, ogni uomo è chiamato a uno sviluppo, perché ogni vita è vocazione. Fin dalla nascita, è dato a tutti in germe un insieme di attitudini e di qualità da far fruttificare: il loro pieno svolgimento, frutto a un tempo dell’educazione ricevuta dall’ambiente e dello sforzo personale, permetterà a ciascuno di orientarsi verso il destino propostogli dal Creatore.

 

La crescita è una responsabilità

15. Dotato d’intelligenza e di libertà, egli è responsabile della sua crescita, così come della sua salvezza. Aiutato, e talvolta impedito, da coloro che lo educano e lo circondano, ciascuno rimane, quali che siano le influenze che si esercitano su di lui, l‘artefice della sua riuscita o del suo fallimento: col solo sforzo della sua intelligenza e della sua volontà, ogni uomo può crescere in umanità, valere di più, essere di più.

 

La crescita è la SINTESI DI TUTTI I DOVERI

16. Tale crescita della persona, del resto, non è facoltativa. Come tutta intera la creazione è ordinata al suo Creatore, la creatura spirituale è tenuta ad orientare spontaneamente la sua vita verso Dio, verità prima e supremo bene. Così la crescita umana costituisce come una sintesi dei nostri doveri.

 

Ma c’è di più: tale armonia di natura, arricchita dal lavoro personale e responsabile, è chiamata a un superamento. Mediante la sua inserzione nel Cristo vivificatore, l’uomo accede a una dimensione nuova, a un umanesimo trascendente: questa è la finalità suprema dello sviluppo personale.

 

17. Ma ogni uomo è membro della società: appartiene all’umanità intera….. noi abbiamo degli obblighi verso tutti, e non possiamo disinteressarci di coloro che verranno dopo di noi a ingrandire la cerchia della famiglia umana. La solidarietà universale, che è un fatto, per noi è non solo un beneficio, ma altresì un dovere.

 

I rischi: cupidigia e avarizia

18. Siffatta crescita personale e comunitaria verrebbe compromessa ove si deteriorasse la vera scala dei valori. Legittimo è il desiderio del necessario, e il lavoro per arrivarci è un dovere: «Se qualcuno si rifiuta di lavorare, non deve neanche mangiare» (2Ts 3,10). Ma l’acquisizione dei beni temporali può condurre alla cupidigia, al desiderio di avere sempre di più e alla tentazione di accrescere la propria potenza. L’avarizia delle persone, delle famiglie e delle nazioni può contagiare i meno abbienti come i più ricchi, e suscitare negli uni e negli altri un materialismo che soffoca lo spirito.

 

Progresso come sviluppo morale

19. Avere di più, per i popoli come per le persone, non è dunque lo scopo ultimo. Ogni crescita è ambivalente. Necessaria onde permettere all’uomo di essere più uomo, essa lo rinserra come in una prigione, quando diventa il bene supremo che impedisce di guardare oltre. Allora i cuori s’induriscono e gli spiriti si chiudono, gli uomini non s’incontrano più per amicizia, ma spinti dall’interesse, il quale ha buon giuoco nel metterli gli uni contro gli altri e nel disunirli. La ricerca esclusiva dell’avere diventa così un ostacolo alla crescita dell’essere e si oppone alla sua vera grandezza: per le nazioni come per le persone, l’avarizia è la forma più evidente del sottosviluppo morale.

 

Necessità di uomini di pensiero

20. Se il perseguimento dello sviluppo richiede un numero sempre più grande di tecnici, esige ancor più uomini di pensiero capaci di riflessione profonda, votati alla ricerca d’un «umanesimo» nuovo, che permetta all’uomo moderno di ritrovare se stesso, assumendo i valori superiori di amore, di amicizia, di preghiera e di contemplazione. In tal modo potrà compiersi in pienezza il vero sviluppo, che è il passaggio, per ciascuno e per tutti, da condizioni meno umane a condizioni più umane.

 

21. L’ideale da perseguire

  • Abbattere le carenze materiali e morali di coloro che sono mutilati dall’egoismo.

  • Abbattere le strutture oppressive, sia che provengano dagli abusi del possesso che da quelli del potere, dallo sfruttamento dei lavoratori che dall’ingiustizia delle transazioni.

Promuovere:

  • l’ascesa dalla miseria verso il possesso del necessario, la vittoria sui flagelli sociali, l’ampliamento delle conoscenze, l’acquisizione della cultura.

  • l’accresciuta considerazione della dignità degli altri, l’orientarsi verso lo spirito di povertà (cf. Mt 5,3), la cooperazione al bene comune, la volontà di pace.

  • il riconoscimento da parte dell’uomo dei valori supremi, e di Dio che ne è la sorgente e il termine.

  • la fede, dono di Dio accolto dalla buona volontà dell’uomo, e l’unità nella carità del Cristo che ci chiama tutti a partecipare in qualità di figli alla vita del Dio vivente, Padre di tutti gli uomini.

 

IMPLICANZE

La proprietà privata è il reddito sono a servizio dell’utilità comue

23…. la proprietà privata non costituisce per alcuno un diritto incondizionato e assoluto. Nessuno è autorizzato a riservare a suo uso esclusivo ciò che supera il suo bisogno, quando gli altri mancano del necessario. In una parola, «il diritto di proprietà non deve mai esercitarsi a detrimento dell’utilità comune, secondo la dottrina tradizionale dei padri della chiesa e dei grandi teologi». Ove intervenga un conflitto «tra diritti privati acquisiti ed esigenze comunitarie primordiali», spetta ai poteri pubblici «adoperarsi a risolverlo, con l’attiva partecipazione delle persone e dei gruppi sociali»…..Il bene comune esige dunque talvolta l’espropriazione se, per via della loro estensione, del loro sfruttamento esiguo o nullo, della miseria che ne deriva per le popolazioni, del danno arrecato agli interessi del paese, certi possedimenti sono di ostacolo alla prosperità collettiva…

 

… il concilio ha anche ricordato che il reddito disponibile non è lasciato al libero capriccio degli uomini, e che le speculazioni egoiste devono essere bandite. Non è di conseguenza ammissibile che dei cittadini provvisti di redditi abbondanti, provenienti dalle risorse e dall’attività nazionale, ne trasferiscano una parte considerevole all’estero, a esclusivo vantaggio personale.

 

Industrializzazione

25. Necessaria all’accrescimento economico e al progresso umano, l’introduzione dell’industria è insieme segno e fattore di sviluppo. Mediante l’applicazione tenace della sua intelligenza e del suo lavoro, l’uomo strappa a poco a poco i suoi segreti alla natura, favorendo un miglior uso delle sue ricchezze. Mentre imprime una disciplina alle sue abitudini, egli sviluppa del pari in se stesso il gusto della ricerca e dell’invenzione…

 

26. Ma su queste condizioni nuove della società si è malauguratamente instaurato un sistema che considerava il profitto come motore essenziale del progresso economico, la concorrenza come legge suprema dell’economia, la proprietà privata dei mezzi di produzione come un diritto assoluto. Tale «liberalismo» senza freno conduceva alla dittatura, a buon diritto denunciata da Pio XI come generatrice dell’«imperialismo internazionale del denaro»… l’economia è al servizio dell’uomo. Ma … errato sarebbe attribuire alla industrializzazione stessa quei mali che sono dovuti al nefasto sistema che l’accompagnava. Bisogna riconoscere l’apporto insostituibile dell’organizzazione del lavoro e del progresso industriale all’opera dello sviluppo.

 

Il lavoro (27-28)

Dio, che ha dotato l’uomo d’intelligenza, d’immaginazione e di sensibilità onde portare a compimento la sua opera:

  • sia egli artista o artigiano, imprenditore, operaio o contadino, ogni lavoratore è un creatore.

  • chino su una materia che gli resiste, l’operaio le imprime il suo segno, sviluppando nel contempo la sua tenacia, la sua ingegnosità e il suo spirito inventivo.

  • Vissuto in comune, condividendo speranze, sofferenze, ambizioni e gioie, il lavoro unisce le volontà, ravvicina gli spiriti e fonde i cuori: nel compierlo, gli uomini si scoprono fratelli.

  • il lavoro sviluppa anche la coscienza professionale, il senso del dovere e la carità verso il prossimo.

Senza dubbio ambivalente

  • promette il denaro, il godimento e la potenza, invitando gli uni all’egoismo e gli altri alla rivolta,

  • Più scientifico e organizzato, rischia di disumanizzare il suo esecutore, perché il lavoro è umano solo se resta intelligente e libero.

     

Giovanni XXIII ha ricordato l’urgenza di rendere al lavoratore la sua dignità, facendolo realmente partecipare all’opera comune: «Bisogna tendere a far sì che l’impresa diventi una comunità di persone».

 

Riforme e programmi per provocare lo sviluppo

34. ..ogni programma deve essere a servizio della persona…per ridurre le disuguaglianze, combattere le discriminazioni, liberare l’uomo dalle sue servitù, renderlo capace di divenire lui stesso attore responsabile del suo miglioramento materiale e morale

  • Dire sviluppo è in effetti dire qualcosa che investe tanto il progresso sociale che la crescita economica.

  • Non basta accrescere la ricchezza comune perché sia equamente ripartita

  • non basta promuovere la tecnica perché la terra diventi più umana da abitare.

  • Coloro che sono sulla via dello sviluppo devono imparare dagli errori di coloro che hanno sperimentato prima tale strada quali sono i pericoli da evitare in questo campo.

  • La tecnocrazia di domani può essere fonte di mali non meno temibili che il liberalismo di ieri.

  • Economia e tecnica non hanno senso che in rapporto all’uomo ch’esse devono servire.

  • L’uomo non è veramente uomo che nella misura in cui, diventa egli stesso autore del proprio progresso

Alfabetizzazione

35. Si può affermare che la crescita economica è legata innanzitutto al progresso sociale ch’essa è in grado di suscitare, e che l’educazione di base è il primo obiettivo d’un piano di sviluppo. La fame d’istruzione non è in realtà meno deprimente della fame di alimenti: un analfabeta è uno spirito sotto alimentato. Saper leggere e scrivere, acquistare una formazione professionale è riprendere fiducia in se stessi e scoprire che si può progredire insieme con gli altri.

 

Famiglia luogo di incontro generazionale (36-37)

36…la famiglia naturale, monogamica e stabile… deve restare «luogo d’incontro di più generazioni che si aiutano vicendevolmente ad acquistare una saggezza più grande e ad armonizzare i diritti delle persone con le altre esigenze della vita sociale»….troppo spesso una crescita demografica accelerata aggiunge nuove difficoltà ai problemi dello sviluppo: la popolazione aumenta più rapidamente delle risorse disponibili..è grande la tentazione di frenare l’aumento demografico per mezzo di misure radicali.. i poteri pubblici possono intervenire mediante la diffusione di un’appropriata informazione e l’adozione di misure opportune, purché siano conformi alle esigenze della legge morale e rispettose della giusta libertà della coppia: perché il diritto al matrimonio e alla procreazione è un diritto inalienabile, senza del quale non si dà dignità umana. Spetta in ultima istanza ai genitori decidere, con piena cognizione di causa, sul numero dei loro figli

 

Organizzazioni professionali

38. Nell’opera dello sviluppo l’uomo, che trova nella famiglia il suo ambiente di vita primordiale, è spesso aiutato da organizzazioni professionali. Se la loro ragion d’essere è di promuovere gli interessi dei loro associati, la loro responsabilità è grande in rapporto alla funzione educativa ch’esse possono e debbono nel contempo svolgere. Attraverso l’informazione che forniscono, la formazione che offrono, esse possono molto per dare a tutti il sentimento del bene comune

 

Formazione culturale

40. …sono altresì all’opera le istituzioni culturali, il cui ruolo non è di minor peso per la riuscita dello sviluppo. «L’avvenire del mondo sarebbe in pericolo se la nostra epoca non sapesse far emergere dal suo seno uomini dotati di sapienza…Numerosi paesi economicamente poveri, ma ricchi di sapienza, potranno dare un potente aiuto agli altri su questo punto».

 

Ricco o povero, ogni paese possiede una sua civiltà ricevuta dalle generazioni passate: istituzioni richieste per lo svolgimento della vita terrena e manifestazioni superiori – artistiche, intellettuali e religiose – della vita dello spirito. Quando queste contengono dei veri valori umani, sarebbe grave errore sacrificarle a quelle. Un popolo che consentisse a tanto perderebbe con ciò stesso il meglio di sé: sacrificherebbe, per vivere, le sue ragioni di vita. L’ammonimento del Cristo vale anche per i popoli: «Che cosa servirebbe all’uomo guadagnare l’universo, se poi perde l’anima?» (Mt 16,26).

 

Non cadere nel materialismo

41. I popoli poveri non staranno mai troppo in guardia contro questa tentazione che viene loro dai popoli ricchi, i quali offrono troppo spesso, insieme con l’esempio del loro successo nel campo della cultura e della civiltà tecnica, un modello di attività tesa prevalentemente alla conquista della prosperità materiale…. la civiltà moderna, non certo per sua natura intrinseca, ma perché si trova soverchiamente irretita nelle realtà terrestri, può rendere spesso più difficile l’accesso a Dio».

 

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LO SVILUPPO SOLIDALE

 

Lo sviluppo integrale dell’uomo non può aver luogo senza lo sviluppo solidale dell’umanità. Questo dovere riguarda in primo luogo i più favoriti. I loro obblighi sono radicati nella fraternità umana e soprannaturale e si presenta sotto un triplice aspetto:

  1. dovere di solidarietà, cioè l’aiuto che le nazioni ricche devono prestare ai paesi in via di sviluppo;

  2. dovere di giustizia sociale, cioè il ricomponimento delle relazioni tra popoli forti e popoli deboli;

  3. dovere di carità universale, cioè la promozione di un mondo nel quale tutti abbiano da dare e da ricevere

     

1. DOVERE DI SOLIDARIETA’

48. Il dovere di solidarietà che vige per le persone vale anche per i popoli: «Le nazioni sviluppate hanno l’urgentissimo dovere di aiutare le nazioni in via di sviluppo». Se è normale che una popolazione sia la prima beneficiaria dei doni che le ha fatto la Provvidenza come dei frutti del suo lavoro, nessun popolo può, per questo, pretendere di riservare a suo esclusivo uso le ricchezze di cui dispone. Ciascun popolo deve produrre di più e meglio, onde dare da un lato a tutti i suoi componenti un livello di vita veramente umano, e contribuire nel contempo, dall’altro, allo sviluppo solidale dell’umanità. Di fronte alla crescente indigenza dei paesi in via di sviluppo, si deve considerare come normale che un paese evoluto consacri una parte della sua produzione al soddisfacímcnto dei loro bisogni; normale altresì che si preoccupi di formare educatori, ingegneri, tecnici, scienziati, che poi metteranno scienza e competenza al loro servizio… Una cosa va ribadita di nuovo: il superfluo dei paesi ricchi deve servire ai paesi poveri.

 

Costituzione Fondo mondiale (50-53)

… la situazione esige dei programmi concertati. Un programma è in realtà qualcosa di più e di meglio che un aiuto occasionale lasciato alla buona volontà di ciascuno. Esso suppone studi approfonditi, individuazione degli obiettivi, determinazione dei mezzi, organizzazione degli sforzi, onde rispondere ai bisogni presenti e alle prevedibili esigenze future.

Occorre … la costituzione di un grande Fondo mondiale, alimentato da una parte delle spese militari, onde venire in aiuto ai più diseredati… Chi non vede d’altronde come un tale fondo faciliterebbe la riconversione di certi sperperi, che sono frutto della paura o dell’orgoglio? Quando tanti popoli hanno fame, quando tante famiglie soffrono la miseria, quando tanti uomini vivono immersi nell’ignoranza, quando restano da costruire tante scuole, tanti ospedali, tante abitazioni degne di questo nome, ogni sperpero pubblico o privato, ogni spesa fatta per ostentazione nazionale o personale, ogni estenuante corsa agli armamenti diviene uno scandalo intollerabile. Noi abbiamo il dovere di denunciarlo.

 

  • I paesi in via di sviluppo non correranno più in tal modo il rischio di vedersi sopraffatti da debiti, il cui soddisfacimento finisce con l’assorbire il meglio dei loro guadagni.

  • Tassi di interesse e durata dei prestiti potranno essere distribuiti in maniera sopportabile per gli uni e per gli altri, equilibrando i doni gratuiti, i prestiti senza interesse o a interesse minimo

  • Garanzie potranno essere offerte a coloro che forniscono i mezzi finanziari, sull’impiego che ne verrà fatto in base al piano convenuto e con una preoccupazione di efficacia, giacché non si tratta di favorire la pigrizia o il parassitismo.

  • E i destinatari potranno a loro volta esigere che non vi siano ingerenze nella loro politica, né che si provochino sconvolgimenti nelle strutture sociali del paese…. porre mano essi stessi al loro sviluppo, acquisendone progressivamente i mezzi.

 

2. DOVERE DI GIUSTIZIA (59-65)

Le nazioni altamente industrializzate esportano in realtà soprattutto manufatti, mentre le economie poco sviluppate non hanno da vendere che prodotti agricoli e materie prime. Grazie al progresso tecnico, i primi aumentano rapidamente di valore e trovano sufficienti sbocchi sui mercati, mentre, per contro, i prodotti primari provenienti dai paesi in via di sviluppo subiscono ampie e brusche variazioni di prezzo… Così finisce che i poveri restano poveri, mentre i ricchi diventano sempre più ricchi.

 

L’insegnamento di Leone XIII nella Rerum novarum mantiene la sua validità: il consenso delle parti, se esse versano in una situazione di eccessiva disuguaglianza, non basta a garantire la giustizia del contratto, e la legge del libero consenso rimane subordinata alle esigenze del diritto naturale. Ciò che era vero rispetto al giusto salario individuale lo è anche rispetto ai contratti internazionali: un’economia di scambio non può più poggiare esclusivamente sulla legge della libera concorrenza, anch’essa troppo spesso generatrice di dittatura economica.

 

Convenzioni internazionali

La giustizia sociale impone che il commercio internazionale, se ha da essere cosa umana e morale, ristabilisca tra le parti almeno una relativa uguaglianza di possibilità.... per raggiungerlo occorre fin d’ora creare una reale uguaglianza nelle discussioni e nelle trattative. Anche questo è un campo nel quale convenzioni internazionali a raggio sufficientemente vasto sarebbero utili, in quanto capaci di introdurre norme generali in vista di regolarizzare certi prezzi, di garantire certe produzioni, di sostenere certe industrie nascenti.

 

  • Speriamo che i paesi a meno elevato livello di sviluppo sappiano trarre profitto da buoni rapporti di vicinanza coi paesi confinanti, allo scopo di organizzare tra loro, sopra aree territoriali più vaste, zone di sviluppo concertato: stabilendo programmi comuni, coordinando gli investimenti, distribuendo le possibilità di produzione, organizzando gli scambi.

  • Speriamo anche che le organizzazioni multilaterali e internazionali trovino, attraverso una necessaria organizzazione, le vie che permetteranno ai popoli tuttora in via di sviluppo di uscire dal punto morto in cui paiono dibattersi come prigionieri e di rinvenire da se stessi, nella fedeltà al genio di ciascuno, i mezzi del loro progresso sociale e umano.

  • La solidarietà mondiale deve consentire a tutti i popoli di divenire essi stessi gli artefici del loro destino. I popoli più giovani e più deboli reclamano la parte attiva che loro spetta nella costruzione d’un mondo migliore

  • venga il giorno in cui le relazioni internazionali portino il segno del rispetto vicendevole e dell’amicizia, dell’interdipendenza nella collaborazione, e della promozione comune sotto la responsabilità di ciascuno.

 

3. DOVERE DI CARITA’ UNIVERSALE (66-75)

Il mondo è malato. Il suo male risiede meno nella dilapidazione delle risorse o nel loro accaparramento da parte di alcuni, che nella mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i popoli.

 

Ospitalità a giovani e immigrati

Prima raccomandazione: moltiplicare le famiglie e i luoghi atti ad accoglierli

  • per proteggerli contro la solitudine, il sentimento d’abbandono, la disperazione,

  • per difenderli contro la situazione malsana in cui si trovano, che li forza a paragonare l’estrema povertà della loro patria col lusso e lo spreco donde sono circondati.

  • per salvaguardarli dal contagio delle dottrine eversive e dalle tentazioni aggressive cui li espone il ricordo di tanta «miseria immeritata».

  • per dare l’esempio d’una vita sana, il gusto della carità cristiana autentica e fattiva, lo stimolo ai valori spirituali.

  • acquistano una formazione di alta qualità, ma finiscono col perdervi il senso dei valori spirituali che spesso erano presenti, come un prezioso patrimonio, nelle civiltà che li avevano visti crescere.

     

    La stessa accoglienza è dovuta ai lavoratori emigrati che vivono in condizioni spesso disumane, costretti a spremere il proprio salario per alleviare un po’ le famiglie rimaste nella miseria sul suolo natale.

Senso sociale degli esperti in missione

Seconda raccomandazione è per quelli che in forza della loro attività economica sono chiamati in paesi recentemente aperti all’industrializzazione: industriali, commercianti, capi o rappresentanti di grandi imprese, esperti di istituzioni internazionali o bilaterali o di organismi privati

 

  • La loro condizione di superiorità deve spronarli a farsi iniziatori del progresso sociale e della promozione umana, là dove sono condotti dai loro impegni economici.

  • Il loro stesso senso dell’organizzazione dovrà ad essi suggerire il modo migliore per valorizzare il lavoro indigeno, formare operai qualificati, preparare ingegneri e dirigenti, lasciare spazio alla loro iniziativa, introdurli progressivamente nei posti più elevati, preparandoli così a condividere, in un avvenire meno lontano, le responsabilità della direzione.

  • Essi non devono comportarsi da padroni, ma da assistenti e da collaboratori. Spogli d’ogni superbia nazionalistica come d’ogni parvenza di razzismo, gli esperti devono imparare a lavorare in stretta collaborazione con tutti… loro competenza non conferisce loro una superiorità in tutti i campi.

  • Tra le civiltà, come tra le persone, un dialogo sincero è di fatto creatore di fraternità. L’impresa dello sviluppo ravvicinerà i popoli se tutti saranno animati da uno spirito di amore fraterno e mossi dal desiderio sincero di costruire una civiltà fondata sulla solidarietà mondiale. Un dialogo centrato sull’uomo, e non sui prodotti e sulle tecniche.

     

Il servizio civile

Molti giovani hanno già risposto con ardore e sollecitudine all’appello di Pio XII per un laicato missionario. Numerosi sono anche quelli che si sono spontaneamente messi a disposizione di organismi, ufficiali o privati, di collaborazione con i popoli in via di sviluppo. Ci rallegriamo nell’apprendere che in talune nazioni il «servizio militare» può essere scambiato in parte con un «servizio civile», un «servizio puro e semplice», e benediciamo tali iniziative e le buone volontà che vi rispondono.

 

Un’autorità mondiale efficace

78. Questa collaborazione internazionale a vocazione mondiale postula delle istituzioni che la preparino, la coordinino e la reggano, fino a costituire un ordine giuridico universalmente riconosciuto. Di tutto cuore Noi incoraggiamo le organizzazioni che hanno preso in mano questa collaborazione allo sviluppo, e auspichiamo che la loro autorità s’accresca. «La vostra vocazione – dicevamo ai rappresentanti delle Nazioni Unite a New York – è di far fraternizzare, non già alcuni popoli, ma tutti i popoli.

 

LO SVILUPPO E’ IL NUOVO NOME DELLA PACE (76-77)

Le disuguaglianze economiche, sociali e culturali tra popolo e popolo provocano tensioni e discordie, e mettono in pericolo la pace…. La pace non si riduce a un’assenza di guerra, frutto dell’equilibrio sempre precario delle forze. Essa si costruisce giorno per giorno, nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini

 

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