08/11/2010

La solidarietà

di Staff — Categorie: Dottrina sociale della Chiesa 09/10Commenti disabilitati su La solidarietà

5° Elemento per stare insieme:

LA SOLIDARIETA’ (CDSC  192-203)

 

 

Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre. (Fil 2,6-11)

 

Se vi è un principio che è proprio della teologia e della prassi cristiana è quello della solidarietà.

 

A livello “verticale”, nel rapporto Dio-uomo circa l’incarnazione del Verbo che realizza redenzione e salvezza, il “modo” scelto da Dio è solidarizzare con l’umanità mediante la presenza del Figlio suo unigenito, che «spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce» (Fil 2,7).

 

A livello “orizzontale” è lo stesso Rabbi Galileo, Cristo Gesù a indicare lo stile che deve contraddistinguere i suoi discepoli: «Amatevi gli uni gli altri come lo vi ho amato» (Cv 15,12) e 1’u‑niversalità di questo ‘amore che supera la legge antica sino a por tare il discepolo di Cristo all’amore dei suoi nemici (Lc 6,27).

 

Il parametro per il cristiano non è solo l’insegnamento del Vangelo, ma lo stesso evento Cristo, inteso quale uomo nuovo, solidale con l’umanità sino a sacrificarsi per offrire ad essa un’economia salvifica-altra, che non solo non penalizza l’uomo, ma anzi lo eleva alla stessa vita divina.

 

In Cristo Gesù «è sempre possibile riconoscere il segno vivente di quell’amore incommensurabile e trascendente del Dio-con-noi che si fa carico delle infermità del suo popolo, cammina con esso, lo salva e lo costituisce in unità. In Lui e grazie a Lui, anche la vita sociale può essere riscoperta, pur con tutte le sue contraddizioni e ambiguità, come luogo di vita e di speranza»

 

Già nei primi passi dell’annuncio cristiano e dell’edificazione della Comunità del Risorto troviamo questa solidarietà che assieme all’ascolto dell’insegnamento degli Apostoli, della fractio panis e della preghiera costituisce uno dei criteri fondamentali per riconoscere una vera Comunità cristiana.

 

[Quelli che erano stati battezzati] erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. (At 2,42)

 

LA SOLIDARIETA’ E’ UN DOVERE

«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.  (Mt 25,31ss)

 

Il principio di solidarietà per il laico cristiano non può essere visto solo come un’opportunità che gli permette di esprimere una concreta «carità sociale», come direbbe Pio XI, ma e invece per lui «un autentico dovere». Il Concilio Vaticano II ricorda alle «nazioni sviluppate che hanno il dovere di aiutare le nazioni in via di sviluppo».

 

CDSC 192 La solidarietà conferisce particolare risalto all’ intrinseca socialità della persona umana, all’uguaglianza di tutti in dignità e diritti, al comune cammino degli uomini e dei popoli verso una sempre più convinta unità. Mai come oggi c’è stata una consapevolezza tanto diffusa del legame di interdipendenza tra gli uomini e i popoli, che si manifesta a qualsiasi livello. Il rapidissimo moltiplicarsi delle vie e dei mezzi di comunicazione « in tempo reale », quali sono quelli telematici, gli straordinari progressi dell’informatica, l’accresciuto volume degli scambi commerciali e delle informazioni, stanno a testimoniare che, per la prima volta dall’inizio della storia dell’umanità, è ormai possibile, almeno tecnicamente, stabilire relazioni anche tra persone lontanissime o sconosciute. A fronte del fenomeno dell’interdipendenza e del suo costante dilatarsi, persistono, d’altra parte, in tutto il mondo, fortissime disuguaglianze tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo, alimentate anche da diverse forme di sfruttamento, di oppressione e di corruzione che influiscono negativamente sulla vita interna e internazionale di molti Stati. Il processo di accelerazione dell’interdipendenza tra le persone e i popoli deve essere accompagnato da un impegno sul piano etico-sociale altrettanto intensificato, per evitare le nefaste conseguenze di una situazione di ingiustizia di dimensioni planetarie, destinata a ripercuotersi assai negativamente anche negli stessi Paesi attualmente più favoriti

 

Paolo VI nella sua enciclica Populorum Progressio chiederà di «mettere in opera questo insegnamento conciliare… Di fronte alla crescente indigenza dei Paesi in via di sviluppo, si deve considerare come normale che un Paese evoluto consacri una parte della sua produzione al soddisfacimento dei bisogni di Paesi in via di sviluppo, normale altresì che si preoccupi di formare degli educatori, degli ingegneri, dei tecnici, degli scienziati che poi metteranno scienza e competenza al loro servizio. Una cosa va ribadita di nuovo: il superfluo dei Paesi ricchi deve servire ai Paesi poveri».

LA SOLIDARIETA’ E’ UN PRINCIPIO SOCIALE (Aspetto istituzionale)

 

CDSC193 Le nuove relazioni di interdipendenza tra uomini e popoli, che sono, di fatto, forme di solidarietà, devono trasformarsi in relazioni tese ad una vera e propria solidarietà etico-sociale, che è l’esigenza morale insita in tutte le relazioni umane. La solidarietà si presenta, dunque, sotto due aspetti complementari: quello di principio sociale e quello di virtù morale. La solidarietà deve essere colta, innanzi tutto, nel suo valore di principio sociale ordinatore delle istituzioni, in base al quale le « strutture di peccato », che dominano i rapporti tra le persone e i popoli, devono essere superate e trasformate in strutture di solidarietà, mediante la creazione o l’opportuna modifica di leggi, regole del mercato, ordinamenti.

 

LA SOLIDARIETA’ E’ ESSERE CON GLI ALTRI

 

Solidarietà è superare «quella somma di fattori negativi che agiscono in senso contrario a una vera coscienza del bene comune universale» che vengono denominate «strutture di peccato». Creare invece un concreto atteggiamento che trasformi «la brama esclusiva del profitto e la sete del potere» in strutture di solidarietà mediante la «creazione o l’opportuna modifica di leggi, regole del mercato, ordinamenti» Questa reale esigenza proviene dalla dimensione antropologica che fa dell’individuo pensante un essere per sua natura predisposto ad entrare in relazione con gli altri. L’uomo essenzialmente evita la solitudine, egli è aperto alla solidarietà.

 

E un “essere-con” gli altri, già all’interno della famiglia (luogo della prima esperienza di solidarietà e prossimità), all’interno dei gruppi umani (tribù, popoli, nazioni, ecc.); questa qualitas esistenziale della persona abbraccia tutta l’umanità attraverso la mediazione delle istituzioni sociali, culturali, religiose, politiche, economiche, ecc. La stessa conformazione di “essere razionale”, che è il costitutivo essenziale della struttura antropologica, porta la persona a cercare e a realizzare la solidarietà. E doveroso quindi ricordare che la persona umana per sua natura non è solitaria, ma solidale, in quanto essa è esistenzialmente orientata alla relazionalità ed alla solidarietà. Il bisogno di vivere con gli altri in un ambiente umano, naturale, culturale è innato in ogni essere umano.

 

LA SOLIDARIETA’ E’ UNA VIRTU’ MORALE (aspetto personalistico)

 

CDSC193 La solidarietà è anche una vera e propria virtù morale, non un « sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. Al contrario, è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno, perché tutti siamo veramente responsabili di tutti ».418 La solidarietà assurge al rango di virtù sociale fondamentale poiché si colloca nella dimensione della giustizia, virtù orientata per eccellenza al bene comune, e nell’« impegno per il bene del prossimo con la disponibilità, in senso evangelico, a “perdersi” a favore dell’altro invece di sfruttarlo, e a “servirlo” invece di opprimerlo per il proprio tornaconto (cf. Mt 10,40-42; 20,25; Mc 10,42-45; Lc 22,25-27) ».

 

Solidarietà quale virtù morale va intesa non come una risposta sentimentale o pietistica nei confronti dei vari disagi o impoverimenti di persone o popoli meno abbienti, bensì ridurre la disuguaglianza, liberare l’uomo dalle sue servitù, renderlo capace di divenire lui stesso attore responsabile del suo miglioramento materiale, dello svolgimento pieno del suo sviluppo spirituale. Dire sviluppo è in effetti dire qualche cosa che investe tanto il progresso sociale e la crescita economica. Non basta accrescere la ricchezza comune perché sia equamente ripartita, non basta promuovere la tecnica perché la terra diventi più umana da abitare… Economia e tecnica non hanno senso che in rapporto all’uomo che esse devono servire.

 

LA SOLIDARIETA’ E’ RENDERE L’ALTRO PROTAGONISTA

L’uomo non è veramente uomo che nella misura in cui, padrone delle proprie azioni e giudice del loro valore, diventa egli stesso autore del proprio progresso». La solidarietà diviene dunque virtù morale perché umanizza la società e le persone nel senso che fanno propria la consapevolezza di «essere tutti responsabili di tutti». Che la solidarietà debba essere considerata “virtù”, e non dunque semplice risposta emotiva o episodica, è un dato di fatto che certo è sempre necessario sottolineare per superare la provvisorietà emotiva che può essere utile nell’emergenza, ma non diviene spesso stile di vita.

 

CDSC 194  Il messaggio della dottrina sociale circa la solidarietà mette in evidenza il fatto che esistono stretti vincoli tra solidarietà e bene comune, solidarietà e destinazione universale dei beni, solidarietà e uguaglianza tra gli uomini e i popoli, solidarietà e pace nel mondo. Il termine « solidarietà », ampiamente impiegato dal Magistero, esprime in sintesi l’esigenza di riconoscere nell’insieme dei legami che uniscono gli uomini e i gruppi sociali tra loro, lo spazio offerto alla libertà umana per provvedere alla crescita comune, condivisa da tutti. L’impegno in questa direzione si traduce nell’apporto positivo da non far mancare alla causa comune e nella ricerca dei punti di possibile intesa anche là dove prevale una logica di spartizione e frammentazione, nella disponibilità a spendersi per il bene dell’altro al di là di ogni individualismo e particolarismo.

 

LA SOLIDARIETA’ CI FA AVERE UN DEBITO D’AMORE

Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole; perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge. Infatti il precetto: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso. L’amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l’amore. (Rm 13,8)

CDSC 195  Il principio della solidarietà comporta che gli uomini coltivino maggiormente la consapevolezza del debito che hanno nei confronti della società entro la quale sono inseriti: sono debitori di quelle condizioni che rendono vivibile l’umana esistenza, come pure di quel patrimonio, indivisibile e indispensabile, costituito dalla cultura, dalla conoscenza scientifica e tecnologica, dai beni materiali e immateriali, da tutto ciò che la vicenda umana ha prodotto. Un simile debito va onorato nelle varie manifestazioni dell’agire sociale, così che il cammino degli uomini non si interrompa, ma resti aperto alle generazioni presenti e a quelle future, chiamate insieme, le une e le altre, a condividere, nella solidarietà, lo stesso dono.

 

 

LA SOLIDARIETA’ E’ IL VOLTO “LAICO” DELLA CARITA’

 

Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?>>. Quegli rispose: <<Chi ha avuto compassione di lui>>.

 

Il compendio avvicina la “laica” virtù della solidarietà alla cristiana virtù della carità.

 

CDSC 196 Il vertice insuperabile della prospettiva indicata è la vita di Gesù di Nazaret, l’Uomo nuovo, solidale con l’umanità fino alla « morte di croce » (Fil 2,8): in Lui è sempre possibile riconoscere il Segno vivente di quell’amore incommensurabile e trascendente del Dio-con-noi, che si fa carico delle infermità del Suo popolo, cammina con esso, lo salva e lo costituisce in unità. In Lui, e grazie a Lui, anche la vita sociale può essere riscoperta, pur con tutte le sue contraddizioni e ambiguità, come luogo di vita e di speranza, in quanto segno di una Grazia che di continuo è a tutti offerta e che invita alle forme più alte e coinvolgenti di condivisione.

 

MA PIU’ GRANDE E’ LA CARITA’

La solidarietà deve superare se stessa, e rivestire le dimensioni specificatamente cristiane della gratuità totale, del perdono e della riconciliazione. Allora il prossimo non è soltanto un essere umano con i suoi diritti e la sua fondamentale uguaglianza davanti a tutti, ma diviene la viva immagine di Dio Padre… e pertanto deve essere amato anche se nemico».

 

Avete anche inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti; ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.

Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Da’ a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.

Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste. (Mt5,33-48)

 

CDSC 196 Gesù di Nazaret fa risplendere dinanzi agli occhi di tutti gli uomini il nesso tra solidarietà e carità, illuminandone l’intero significato: « Alla luce della fede, la solidarietà tende a superare se stessa, a rivestire le dimensioni specificamente cristiane della gratuità totale, del perdono e della riconciliazione. Allora il prossimo non è soltanto un essere umano con i suoi diritti e la sua fondamentale eguaglianza davanti a tutti, ma diviene la viva immagine di Dio Padre, riscattata dal sangue di Gesù Cristo e posta sotto l’azione permanente dello Spirito Santo. Egli, pertanto, deve essere amato, anche se nemico, con lo stesso amore con cui lo ama il Signore, e per lui bisogna essere disposti al sacrificio, anche supremo: “Dare la vita per i propri fratelli” (cfr. 1 Gv 3,16) ».

 

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,ma non avessi la carità, sarei un bronzo risonante o un cembalo squillante.Se avessi il dono della profeziae conoscessi tutti i misteri e tutta la scienzae avessi tutta la fede in modo da spostare le montagne, ma non avessi la carità,non sarei nulla. Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri,se dessi il mio corpo per essere arso,e non avessi la carità,non mi gioverebbe a nulla.

La carità è paziente,è benigna la carità; la carità non invidia, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira,non tiene conto del male ricevuto, ma si compiace della verità; tutto tollera, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non verrà mai meno.

Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà, la scienza svanirà; conosciamo infatti imperfettamente, e imperfettamente profetizziamo; ma quando verrà la perfezione, sparirà ciò che è imperfetto.

Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Da quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino. Adesso vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in parte, ma allora conoscerò perfettamente,come perfettamente sono conosciuto. Ora esistono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità; ma la più grande di esse è la carità. (1 Cor 13,1)

 

Guarda con bontà, Padre, il tuo popolo, e con l’effusione del tuo Spirito accresci tra tutti i credenti l’amore per la verità, perchè nella ricerca sincera e nel comune impegno, costruiscano la vera unità. Per Cristo nostro Signore. Amen.

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