08/11/2010

La sussidiarietà

di Staff — Categorie: Dottrina sociale della Chiesa 09/10Commenti disabilitati su La sussidiarietà

4° Elemento per stare insieme:

LA SUSSIDIARIETA’ (CDSC 185-188 )

 

Guarda con bontà, Padre, il tuo popolo, e con l’effusione del tuo Spirito accresci tra tutti i credenti l’amore per la verità, perchè nella ricerca sincera e nel comune impegno, costruiscano la vera unità. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

E’ IL DIRITTO-DOVERE A FARE LA PROPRIA PARTE

Il principio di sussidiarietà è un concetto proprio della “filosofia sociale”, il modus essendi del vivere sociale, al quale si dovrebbe ispirare l’intero ordinamento sociale, che intende nulla mortificare di ciò che gli individui, la famiglia, i corpi intermedi e  i pubblici poteri operano a favore del bene comune. Già Leone XIII nella sua magna carta della dottrina sociale cristiana affermava «non essere giusto che il cittadino e la famiglia siano assorbiti dallo Stato, è giusto invece che si lasci all’uno e all’altra tanta indipendenza di operare quanta se ne può, salvo il bene comune ed altri diritti».

 

Fratelli, come il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito. Ora il corpo non risulta di un membro solo, ma di molte membra. (1 Cor 12,12-30)

 

Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede… Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole. (1 Cor 12,4-11)

 

Giudicate voi stessi quello che dico: il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane. (1 Cor 10,15-17)

 

SOGGETTIVITA’ CREATIVA

“È impossibile promuovere la dignità della persona se non prendendosi cura della famiglia, dei gruppi, delle associazioni, delle realtà, territoriali locali, in breve, di quelle espressioni aggregative di tipo economico, sociale, culturale, sportivo, ricreativo, professionale, politico, alle quali le persone danno spontaneamente vita e che rendono loro possibile una effettiva crescita sociale.

È questo l’ambito della società civile, intesa come l’insieme dei rapporti tra individui e tra società intermedie, che si realizzano in forma originaria e grazie alla «soggettività creativa del cittadino. La rete di questi rapporti innerva il tessuto sociale e costituisce la base di una vera comunità di persone, rendendo possibile il riconoscimento di forme più elevate di socialità”.

(CDSC 185)

E’ “NON FACCIA IL MAGGIORE CIO’ CHE PUO’ FARE IL MINORE”

Nel Magistero colui che coniò il concetto e il termine di sussidiarietà o funzione suppletiva fu Pio XI nell’enciclica Quadragesimo Anno (1931). Egli guardando alla società e alla Comunità politica del suo tempo “attentata” dallo statalismo, dal capitalismo esasperato o sulla lotta di classe, rivendica la valorizzazione di tutte le realtà private e pubbliche impegnate nel tessuto della società, ciascuna nella propria competenza, per offrire una risposta di lavoro, di formazione, di cultura, di assistenza e di previdenza al corpo sociale.

 

Gesù disse questa parabola: Un uomo, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque…. e chi due, altri due. Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro…  e per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio … sapendo che sono un uomo duro, avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha>>. Mt 25, 14-30

 

SENSO POSITIVO

“Siccome è illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le forze e l’industria propria per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere a una maggiore e più alta società quello che dalle minori e inferiori comunità si può fare.

Ed è questo insieme un grave danno e uno sconvolgimento del retto ordine della società; perché l’oggetto naturale di qualsiasi intervento della società stessa è quello di aiutare in maniera suppletiva le membra del corpo sociale, non già distruggerle e assorbirle.

In base a tale principio, tutte le società di ordine superiore devono porsi in atteggiamento di aiuto (« subsidium ») — quindi di sostegno, promozione, sviluppo — rispetto alle minori.

In tal modo, i corpi sociali intermedi possono adeguatamente svolgere le funzioni che loro competono, senza doverle cedere ingiustamente ad altre aggregazioni sociali di livello superiore, dalle quali finirebbero per essere assorbiti e sostituiti, e per vedersi negata, alla fine, dignità propria e spazio vitale”

(CDSC 186)

IMPLICAZIONI IN NEGATIVO

“Alla sussidiarietà intesa in senso positivo, come aiuto economico, istituzionale, legislativo offerto alle entità sociali più piccole, corrisponde una serie di implicazioni in negativo, che impongono allo Stato di astenersi da quanto restringerebbe, di fatto, lo spazio vitale delle cellule minori ed essenziali della società. La loro iniziativa, libertà e responsabilità non devono essere soppiantate.

(CDSC 186)

E’ SUSCITARE SPIRITO DI INIZIATIVA E COLLABORAZIONE

La sussidiarietà è il deterrente per arginare il grave danno che si farebbe da parte dello Stato al retto ordine sociale «se si rimettesse ad una (organizzazione) maggiore e di grado più elevato ciò che le  società minori di grado inferiore sono esse stesse capaci di compiere.

Secondo la dottrina sociale cristiana si richiede ed auspica per il mantenimento di un ordine sociale degno dell’uomo — nella sua duplice intrinseca dinamica individuale e sociale – le società superiori (Stato, Comunità internazionali) per il raggiungimento del loro scopo devono rispettare l’attivìtà dei gruppi intermedi, valorizzarli per il bene comune a cui essi mirano. Ciò costituisce la salvaguardia dell’originalità di ogni presenza operativa della società. Se dunque questo principio deve valere all’interno di una Comunità nazionale, oggi dovrà essere applicato a livello internazionale.

 

“Ma che cosa è mai Apollo? Che cosa è Paolo? Servitori, attraverso i quali siete venuti alla fede, e ciascuno come il Signore gli ha concesso. Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere. Sicché, né chi pianta né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio, che fa crescere. Chi pianta e chi irriga sono una medesima cosa: ciascuno riceverà la propria ricompensa secondo il proprio lavoro. Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete campo di Dio, edificio di Dio. Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un saggio architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. (1 Cor 6, 5-11)

 

Il principio di sussidiarietà protegge le persone dagli abusi delle istanze sociali superiori e sollecita queste ultime ad aiutare i singoli individui e i corpi intermedi a sviluppare i loro compiti. Questo principio si impone perché ogni persona, famiglia e corpo intermedio ha qualcosa di originale da offrire alla comunità. L’esperienza attesta che la negazione della sussidiarietà, o la sua limitazione in nome di una pretesa democratizzazione o uguaglianza di tutti nella società, limita e talvolta anche annulla lo spirito di libertà e di iniziativa.

 

Senza sussidiarietà si avranno:

mancato o inadeguato riconoscimento dell’iniziativa privata, anche economica, e della sua funzione pubblica.

forme di accentramento, di burocratizzazione, di assistenzialismo, di presenza ingiustificata ed eccessiva dello Stato e dell’apparato pubblico

perdita di energie umane e l’aumento esagerato degli apparati pubblici, dominati da logiche burocratiche più che dalla preoccupazione di servire gli utenti, con enorme crescita delle spese.

formazione di monopoli  che mortificano la creatività.

(CDSC 187)

 

DARE A DIO E’ PERMETTERE CHE LA SUA IMMAGINE RISPLENDA NELL’UOMO

I farisei… e gli erodiani, mandarono a dirgli: <<Maestro… dicci il tuo parere: E` lecito o no pagare il tributo a Cesare?>>. Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: <<Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo>>. Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: <<Di chi è questa immagine e l’iscrizione?>>. Gli risposero: <<Di Cesare>>. Allora disse loro: <<Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio>>. (Mt 22,15-21)

 

Frutti della sussidiarietà:

il rispetto e la promozione effettiva del primato della persona e della famiglia;

la valorizzazione delle associazioni e delle organizzazioni intermedie, nelle proprie scelte fondamentali e in tutte quelle che non possono essere delegate o assunte da altri;

l’incoraggiamento offerto all’iniziativa privata, in modo tale che ogni organismo sociale rimanga a servizio, con le proprie peculiarità, del bene comune;

l’articolazione pluralistica della società e la rappresentanza delle sue forze vitali;

la salvaguardia dei diritti umani e delle minoranze;

il decentramento burocratico e amministrativo;

l’equilibrio tra la sfera pubblica e quella privata, con il conseguente riconoscimento della funzione sociale del privato;

un’adeguata responsabilizzazione del cittadino nel suo «essere parte» attiva della realtà politica e sociale del Paese.

 

SUSSIDIARIETA’ ORIZZONTALE E VERTICALE

Sul piano più strettamente giuridico, il principio di sussidiarietà ha una duplice valenza: esso indica sia un paradigma ordinatore dei rapporti tra Stato, formazioni sociali, individui (sussidiarietà orizzontale), sia un criterio di distribuzione delle competenze tra Stato e autonomie locali (sussidiarietà verticale).

 

SUSSIDIARIETA’ VERTICALE: esso ripropone la dimensione federale propria dello Stato, secondo la quale la ripartizione del potere tra diversi livelli territoriali è essenziale per realizzare quella vicinanza dei governanti ai governati, valore primario della democrazia.

Al principio federale tradizionale il principio di sussidiarietà verticale aggiunge un elemento importante costituito dalla necessità di giustificare l’esercizio da parte del livello di governo superiore delle competenze attribuite per costituzione sulla base di accertate inadeguatezze del livello inferiore. Cade così uno dei dogmi classici della teoria dello Stato di stampo ottocentesco, quello secondo cui la decisione del legislatore non richiede giustificazione essendo questi, a priori, l’interprete della «volontà generale».

 

SUSSIDIARIETA’ ORIZZONTALE: significa valutazione dello Stato dei fatti, perseguimento di efficienza, valorizzazione di iniziative decentrate, in vista di una realizzazione effettiva e non presunta del bene comune. E’ sulla prima valenza del principio di sussidiarietà (orizzontale) – che peraltro ne costituisce il significato originario – che vale la pena insistere, in quanto essa appare da un lato quella meno conosciuta e dall’altra quella nei cui confronti si riscontrano le maggiori resistenze ideologiche.

Nel suo significato di sussidiarietà orizzontale questo principio, affermando che lo Stato interviene solo quando l’autonomia della società risulta inefficace, si contrappone all’idea di una cittadinanza di mera partecipazione e promuove invece una cittadinanza di azioni in cui è valorizzata la genialità creativa dei singoli e delle formazio-ni sociali: così viene riconosciuto alla persona il  diritto di iniziativa, se ne afferma a un tempo la responsabilità sociale e si valorizza la persona stessa come protagonista della vita associata, soggetto capace di rispondere, a partire dalla libera associazione con altri, a esigenze e bisogni della società.

In questa sua valenza antistatalistica e antiassistenzialista la sussidiarietà fonda un’idea di Stato che implica la necessità, come esprime la derivazione etimologica subsidiúim, dell’intervento promozionale o ordinatore e coordinatore dello Stato stesso a favore dell’incremento e dell’incentivazione di una cultura della responsabilità; in altri termini lo Stato è il modo con il quale le persone e le forze sociali organizzano la propria vita ai fini di una convivenza che sia tale da aiutare e potenziare la loro libera attività e non “guardiano” neutrale e indifferente degli equilibri del libero mercato.

Se dunque sussidiarietà verticale è più di federalismo,  sussidiarietà orizzontale è più di liberismo, cosicché entrambe convengono a identificare una nuova e originale concezione dello Stato e dei rapporti che esso deve istituire con la società, per cui l’azione del primo si affianca a quella dei vari soggetti sociali nel perseguimento del bene

(E. Malnati, Introduzione alla dottrina della Chiesa, Eupress FTL)

 

SUSSIDIARIETA’ E POLITICA

Lo Stato ha un ruolo di custodia, e non deve invadere lo spazio dei cittadini, della famiglia e dei corpi sociali intermedi con la forma pesante del totalitarismo o quella ingombrante dell’assistenzialismo. Deve lasciare alla responsabilità delle persone spazi di libertà e creatività.

 

«I re delle nazioni spadroneggiano su di loro – e poi coloro che esercitano il potere in questo modo si fanno anche chiamare benefattori – tra voi però non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve… perché Io sto in mezzo a voi come colui che serve»  (Lc 22,24-27).

 

 

La Lettera ai Romani, spiega che ogni autorità viene da Dio ed  è al servizio di Dio, e di rovescio, che nessuna autorità potrà mai sostituirsi a Dio. E’ esclusa ogni forma di totalitarismo statale perchè al servizio di Dio per il bene dei cittadini, a difesa di chi  fa bene e per reprimere chi fa male.

 

Ciascuno sia sottomesso alle autorità costituite; poichè non c’è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone all’autorità, si oppone all’ordine stabilito da Dio, E quelli che si oppongono si attirano addosso la condanna. I governanti infatti, non sono da temere quando si fa il bene, ma quando si fa ilmale. Vuoi non avere da temerel’autorità? Fai il bene e ne avrai lode, poichè essa è a servizio di Dio per il tuo bene. Ma se fai il male, allora temi, perchè non invano essa porta la spada; è infatti al servizio di Dio per la giusta condanna di chi opera il male. Perciò è necessario stare sottomessi, non solo per timore della punizione, ma anche per ragioni di coscienza. Per questo dunque, dovete pagare i tributi,perchè quelli che sono dediti a questo compito sono funzionari di Dio. Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi il tributo, il tributo; a chi le tasse, le tasse; a chi il timore, il timore; a chi il rispetto, il rispetto.     (Rm 13,1-7)

 

Diverse circostanze possono consigliare che lo Stato eserciti una funzione di supplenza.

Si pensi, ad esempio, alle situazioni in cui è necessario che lo Stato stesso promuova l’economia, a causa dell’impossibilità per la società civile di assumere autonomamente l’iniziativa;

si pensi anche alle realtà di grave squilibrio e ingiustizia sociale, in cui solo l’intervento pubblico può creare condizioni di maggiore eguaglianza, di giustizia e di pace.

 

Alla luce del principio di sussidiarietà, tuttavia, questa supplenza istituzionale non deve prolungarsi ed estendersi oltre lo stretto necessario, dal momento che trova giustificazione soltanto nell’eccezionalità della situazione. In ogni caso, il bene comune correttamente inteso, le cui esigenze non dovranno in alcun modo essere in contrasto con la tutela e la promozione del primato della persona e delle sue principali espressioni sociali, dovrà rimanere il criterio di discernimento circa l’applicazione del principio di sussidiarietà.           (CDSC 188)

SUSSIDIARIETA’ E PARTECIPAZIONE

Caratteristica conseguenza della sussidiarietà è la partecipazione, che si esprime, essenzialmente, in una serie di attività mediante le quali il cittadino, come singolo o in associazione con altri, direttamente o a mezzo di propri rappresentanti, contribuisce alla vita culturale, economica, sociale e politica della comunità civile cui appartiene.

è un dovere da esercitare consapevolmente da parte di tutti, in modo responsabile e in vista del bene comune.

non può essere delimitata o ristretta a qualche contenuto particolare della vita sociale, data la sua importanza per la crescita, innanzi tutto umana, in ambiti quali il mondo del lavoro e le attività economiche nelle loro dinamiche interne, l’informazione e la cultura e, in massimo grado, la vita sociale e politica fino ai livelli più alti, quali sono quelli da cui dipende la collaborazione di tutti i popoli per l’edificazione di una comunità internazionale solidale.

 

In tale prospettiva, è necessario:

favorire la partecipazione soprattutto dei più svantaggiati

l’alternanza dei dirigenti politici, al fine di evitare che si instaurino privilegi occulti;

forte tensione morale, affinché la gestione della vita pubblica sia il frutto della corresponsabilità di ognuno nei confronti del bene comune.

(CDSC 189)

 

PARTECIPAZIONE E DEMOCRAZIA

La partecipazione è uno dei pilastri di tutti gli ordinamenti democratici, oltre che una delle maggiori garanzie di permanenza della democrazia.

1.Il governo democratico, infatti, è definito a partire dall’attribuzione, da parte del popolo, di poteri e funzioni, che vengono esercitati a suo nome, per suo conto e a suo favore;

2.è evidente, dunque, che ogni democrazia deve essere partecipativa. Ciò comporta che i vari soggetti della comunità civile, ad ogni suo livello, siano informati, ascoltati e coinvolti nell’esercizio delle funzioni che essa svolge.

 

 

PROMUOVERE LA PARTECIPAZIONE SOLIDALE con e per gli altri

Particolare attenzione deve essere rivolta ai contesti storici e sociali nei quali la partecipazione dovrebbe veramente attuarsi, facdendo attenzione:

agli atteggiamenti che inducono il cittadino a forme partecipative insufficienti o scorrette;

alla diffusa disaffezione per tutto quanto concerne la vita sociale e politica:

ai tentativi dei cittadini di « contrattare » le condizioni più vantaggiose per sé con le istituzioni, quasi che queste fossero al servizio dei bisogni egoistici,

alla prassi di limitarsi all’espressione della scelta elettorale o ad astenersene.

ai Paesi a regime totalitario o dittatoriale, in cui il fondamentale diritto a partecipare alla vita pubblica è negato alla radice, perché considerato una minaccia per lo Stato;

ai Paesi in cui tale diritto è enunciato soltanto formalmente, ma non concretamente;

all’elefantiasi dell’apparato burocratico, che nega di fatto al cittadino la possibilità di proporsi come un vero attore della vita sociale e politica

(CDSC 190-191)

 

SUSSIDIARIETA’  E  GLOBALIZZAZIONE      (Caritas in Veritate 57-58)

Manifestazione particolare della carità e criterio guida per la collaborazione fraterna di credenti e non credenti è senz’altro il principio di sussidiarietà, espressione dell’inalienabile libertà umana. La sussidiarietà è prima di tutto un aiuto alla persona, attraverso l’autonomia dei corpi intermedi. Tale aiuto viene offerto quando la persona e i soggetti sociali non riescono a fare da sé e implica sempre finalità emancipatrici, perché favorisce la libertà e la partecipazione in quanto assunzione di responsabilità. La sussidiarietà rispetta la dignità della persona, nella quale vede un soggetto sempre capace di dare qualcosa agli altri. Riconoscendo nella reciprocità l’intima costituzione dell’essere umano, la sussidiarietà è l’antidoto più efficace contro ogni forma di assistenzialismo paternalista. Essa può dar conto sia della molteplice articolazione dei piani e quindi della pluralità dei soggetti, sia di un loro coordinamento. Si tratta quindi di un principio particolarmente adatto a governare la globalizzazione e a orientarla verso un vero sviluppo umano.

 

Per non dar vita a un pericoloso potere universale di tipo monocratico, il governo della globalizzazione deve essere di tipo sussidiario, articolato su più livelli e su piani diversi, che collaborino reciprocamente. La globalizzazione ha certo bisogno di autorità, in quanto pone il problema di un bene comune globale da perseguire; tale autorità, però, dovrà essere organizzata in modo sussidiario e poliarchico, sia per non ledere la libertà sia per risultare concretamente efficace.

 

Il principio di sussidiarietà va mantenuto strettamente connesso con il principio di solidarietà e viceversa, perché se la sussidiarietà senza la solidarietà scade nel particolarismo sociale, è altrettanto vero che la solidarietà senza la sussidiarietà scade nell’assistenzialismo che umilia il portatore di bisogno. Questa regola di carattere generale va tenuta in grande considerazione anche quando si affrontano le tematiche relative agli aiuti internazionali allo sviluppo. Essi, al di là delle intenzioni dei donatori, possono a volte mantenere un popolo in uno stato di dipendenza e perfino favorire situazioni di dominio locale e di sfruttamento all’interno del Paese aiutato. Gli aiuti economici, per essere veramente tali, non devono perseguire secondi fini. Devono essere erogati coinvolgendo non solo i governi dei Paesi interessati, ma anche gli attori economici locali e i soggetti della società civile portatori di cultura, comprese le Chiese locali. I programmi di aiuto devono assumere in misura sempre maggiore le caratteristiche di programmi integrati e partecipati dal basso.

 

Resta vero infatti che la maggior risorsa da valorizzare nei Paesi da assistere nello sviluppo è la risorsa umana: questa è l’autentico capitale da far crescere per assicurare ai Paesi più poveri un vero avvenire autonomo.

 

Va anche ricordato che, in campo economico, il principale aiuto di cui hanno bisogno i Paesi in via di sviluppo è quello di consentire e favorire il progressivo inserimento dei loro prodotti nei mercati internazionali, rendendo così possibile la loro piena partecipazione alla vita economica internazionale. Troppo spesso, nel passato, gli aiuti sono valsi a creare soltanto mercati marginali per i prodotti di questi Paesi. Questo è dovuto spesso a una mancanza di vera domanda di questi prodotti: è pertanto necessario aiutare tali Paesi a migliorare i loro prodotti e ad adattarli meglio alla domanda. Inoltre, alcuni hanno spesso temuto la concorrenza delle importazioni di prodotti, normalmente agricoli, provenienti dai Paesi economicamente poveri. Va tuttavia ricordato che per questi Paesi la possibilità di commercializzare tali prodotti significa molto spesso garantire la loro sopravvivenza nel breve e nel lungo periodo.

 

Un commercio internazionale giusto e bilanciato in campo agricolo può portare benefici a tutti, sia dal lato dell’offerta che da quello della domanda. Per questo motivo, non solo è necessario orientare commercialmente queste produzioni, ma stabilire regole commerciali internazionali che le sostengano, e rafforzare il finanziamento allo sviluppo per rendere più produttive queste economie.

 

SUSSIDIARIETA’ E IMPEGNO

Comunità mondiale

Giovanni XXIII già nella Pacem in Terris sentì il bisogno di allargare il campo del principio di sussidiarietà fra i rapporti dei poteri pubblici delle singole Comunità politiche e i Poteri pubblici della Comunità mondiale. Ciò infatti che legittima l’ingerenza umanitaria in uno Stato sovrano da parte della Comunità internazionale è proprio la tutela o il ristabilimento dei diritti umani violati o sistematicamente umiliati, compreso l’ordine sociale e la tutela del diritto delle organizzazioni sociali intermedie a contribuire alla vita socio-politica del proprio Paese. Garantire la sussidiarietà in una Comunità politica significa arginare i vari integralismi sia ideologici che religiosi. L’essere umano gode di una legittima autonomia di decisione e di azione, nonché della facoltà di esercitare pienamente i suoi diritti; egli deve essere protetto dall’eventuale potere arbitrario delle istituzioni e delle strutture sociali e politiche.

 

Educazione

Anche nel campo dell’educazione è importante applicare il principio di sussidiarietà per tutelare quel pluralismo culturale che è patrimonio di una società dotata di un respiro veramente globale e democratico e degna dell’uomo; occorre inoltre battersi perché in uno Stato venga rispettato il diritto che le famiglie hanno di offrire un’educazione scolare ai loro figli secondo le loro convinzioni ed esigere che lo Stato si faccia carico con una reale parità il percorso della scuola non statale. Il Concilio Vaticano II si è espresso esplicitamente a tale proposito affermando che è dovere della «società civile… favorire in diversi modi l’educazione della gioventù: cioè difendere i doveri e i diritti dei genitori e degli altri che svolgono attività educative e dar loro il suo aiuto, in base al principio di sussidiarietà».

 

Politica

L’impegno del laico-cristiano che è nelle istituzioni pubbliche o nella politica dovrebbe essere quello di far comprendere l’importanza del principio di sussidiarietà, facendo inoltre leva sul fatto che è «illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con la forza e l’industria propria per affidarlo alla comunità; così è ingiusto rimettere ad una maggiore e più alta società quello che dalle minori comunità si può fare. Ed è insieme questo un grave danno e uno sconvolgimento del retto ordine della società, in quanto l’oggetto naturale di qualsiasi intervento della società stessa è quello di aiutare in maniera suppletiva le membra del corpo sociale, non già distruggerle ed assorbirle».

 

SALMO 15

Signore, chi abiterà nella tua tenda? Chi dimorerà sulla tua santa montagna?

Colui che cammina senza colpa, pratica la giustizia e dice la verità che ha nel cuore, non sparge calunnie con la sua lingua, non fa danno al suo prossimo e non lancia insulti al suo vicino. Ai suoi occhi è spregevole il malvagio, ma onora chi teme il Signore. Anche se ha giurato a proprio danno, mantiene la parola, non presta il suo denaro a usura e non accetta doni contro l’innocente.

Colui che agisce in questo modo resterà saldo per sempre!

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