08/11/2010

Destinazione universale dei beni

di Staff — Categorie: Dottrina sociale della Chiesa 09/10Commenti disabilitati su Destinazione universale dei beni
3° Elemento per stare insieme:
DESTINAZIONE UNIVERSALE DEI BENI
(CDSC 171-184)
Padre, fonte di ogni bene, principio del nostro essere e del nostro agire, che hai affidato a tutti gli uomini i beni della creazione, fa che in una vita solidale e fraterna, lavoriamo con rinnovata fiducia per una società più giusta e solidale. Te lo chiediamo per Cristo, nostro Signore. Amen.
UN DONO PER TUTTI Gen 1,26-31; 2,1-3
Nella dottrina sociale il diritto alla proprietà è sempre declinato insieme con le affermazioni della destinazione universale dei beni economici.  La terra è consegnata, nella Creazione a tutto il genere umano.
Dio disse: <<Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini  sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche  e su tutti i rettili che strisciano sulla terra>>. Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò.
Dio li benedisse e disse loro: <<Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra>>.
Poi Dio disse: <<Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la  terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo…. E così avvenne.  Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu  mattina: sesto giorno.
Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere.  Allora Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e  cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro. Dio benedisse il settimo giorno e lo  consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto.
Dalla consegna della proprietà, nasce
il diritto-dovere del lavoro come custodia del dono ricevuto (Gen 2,15) e come mezzo per procurarsi il sostentamento (Gen 3,19).
il diritto al tempo libero dal lavoro, sancito dall’istituzione del settimo giorno che proprio per questo si chiama sabato (Gen 2,2-3), codificato nei dieci comandamenti (Es 20,8-11), poichè «non di solo pane vive l’uomo (Dt 8,3).
“Destinazione ed uso universale dei beni non significano che tutto sia a disposizione di ognuno o di tutti, neppure che la stessa cosa serva o appartenga ad ognuno o a tutti” CDSC 173.
«Dio ha destinato la terra con tutto quello che in essa e contenuto all’uso di tutti gli uomini e popoli, sicchè i beni creati devono pervenire a tutti con equo criterio, avendo per guida la giustizia e per compagna la carità»
(GS 69) .
DECALOGO
DELLA DESTINAZIONE UNIVERSALE DEI BENI
1.La terra è il primo dono di Dio a tutto il genere umano
2.La terra è indispensabile all’uomo per alimentarsi crescere, comunicare, associarsi realizzarsi
3.La terra è di Dio e destinata a tutti senza escludere e privilegiare nessuno
4.La destinazione universale è la base del diritto universale all’uso dei beni, per lo sviluppo della persona e dell’intera umanità.
5.E’ diritto naturale originario: tutti nascono con il diritto all’uso dei beni; è iscritto nella natura nell’uomo, non è solo diritto positivo o contingente alla storia
6.E’ diritto naturale prioritario, per il quale tutti gli altri diritti, compresi di proprietà e di libero commercio, sono subordinati alla loro destinazione universale.
7.E’ il primo principio dell’ordinamento etico-sociale
8.E’ principio tipico della dottrina sociale cristiana.
9.E’ causa del dovere grave e urgente di tutti i diritti a facilitare la loro univerale destinazione.
10. Implica precisa definizione dei modi e dei limiti; interventi regolamentati nazionali e internazionali; ordinamento giuridico specifico
UN DONO IN AFFIDAMENTO
La terra non è data da Dio in proprietà, ma in amministrazione, in affitto, in ipoteca al singolo per la sua sussistenza. Il popolo di Dio è un popolo nomade, anche quando è sedentarizzato e quindi non potrà mai installarsi in un possesso autonomo:
“…la terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e inquilini… io sono il Signore vostro Dio, io vi ho fatto uscire dal paese di Egitto, io vi ho dato il paese di Canaan”  (Lev 25,23.38).
“.. noi non abbiamo quaggiù una dimora stabile, ma cerchiamo quella futura. Per mezzo di Cristo, dunque, offriamo continuamente un sacrificio di lode a Dio, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome”. (Eb 13,14)
“… d’ora in poi quelli che comprano vivano come se non possedessero, quelli che usano del mondo, come se non ne usassero appieno, perchè pasa la scena di questo mondo” (1Cor 7,29a30b-31).
“Vi esorto, come stranieri e pellegrini, ad astenervi dai desideri della carne” (1Pt 2,11)
UN DONO PER OGNUNO: la proprietà privata
Mediante il lavoro, l’uomo, usando la sua intelligenza, riesce a dominare la terra e a farne la sua degna dimora: In tal modo egli fa propria una parte della terra, che appunto si è acquistata col lavoro. E’ qui l’origine della proprietà individuale. CDSC 176
La proprietà privata e le altre forme di possesso privato
sono finalizzati alla salvaguardia della libertà e della dignità della persona
assicurano 1’autonomia personale e familiare
prolungano la libertà umana
stimolano al dovere e alla responsabilità
stimolano ad una politica economica sociale e democratica
garantiscono il retto ordine sociale.
Nabot di Izreèl possedeva una vigna vicino al palazzo di Acab re di Samaria.  Acab disse a Nabot: <<Cedimi la tua vigna; siccome è vicina alla mia casa, ne farei un orto. In cambio ti darò una vigna migliore oppure, se preferisci, te la pagherò in denaro al prezzo che vale>>. Nabot rispose ad Acab: <<Mi guardi il Signore dal cederti l’eredità dei miei padri>>.  Acab se ne andò a casa amareggiato e sdegnato per le parole dettegli da Nabot di Izreèl, che aveva affermato: <<Non ti cederò l’eredità dei miei padri>>. Si coricò sul letto, si girò verso la parete e non volle mangiare.  Entrò da lui la moglie Gezabele e gli domandò: <<Perché mai il tuo spirito è tanto amareggiato e perché non vuoi mangiare?>>.  Le rispose: <<Perché ho detto a Nabot di Izreèl: Cedimi la tua vigna per denaro o, se preferisci, te la cambierò con un’altra vigna ed egli mi ha risposto: Non cederò la mia vigna!>>.  Allora sua moglie Gezabele gli disse: <<Tu ora eserciti il regno su Israele? Alzati, mangia e il tuo cuore gioisca. Te la darò io la vigna di Nabot di Izreèl!>>. Essa scrisse lettere con il nome di Acab, le sigillò con il suo sigillo, quindi le spedì agli anziani e ai capi, che abitavano nella città di Nabot.  Nelle lettere scrisse: <<Bandite un digiuno e fate sedere Nabot in prima fila tra il popolo. Di fronte a lui fate sedere due uomini iniqui, i quali l’accusino: Hai maledetto Dio e il re! Quindi conducetelo fuori e lapidatelo ed egli muoia>>.  Gli uomini della città di Nabot, gli anziani e i capi che abitavano nella sua città, fecero come aveva ordinato loro Gezabele, ossia come era scritto nelle lettere che aveva loro spedite. Bandirono il digiuno e fecero sedere Nabot in prima fila tra il popolo.  Vennero due uomini iniqui, che si sedettero di fronte a lui. Costoro accusarono Nabot davanti al popolo affermando: <<Nabot ha maledetto Dio e il re>>. Lo condussero fuori della città e lo uccisero lapidandolo.  Quindi mandarono a dire a Gezabele: <<Nabot è stato lapidato ed è morto>>.  Appena sentì che Nabot era stato lapidato e che era morto, disse ad Acab: <<Su, impadronisciti della vigna di Nabot di Izreèl, il quale ha rifiutato di vendertela, perché Nabot non vive più, è morto>>.  Quando sentì che Nabot era morto, Acab si mosse per scendere nella vigna di Nabot di Izreèl a prenderla in possesso.  Il Signore disse a Elia il Tisbita:  <<Su, recati da Acab, re di Israele, che abita in Samaria; ecco è nella vigna di Nabot, ove è sceso a prenderla in possesso. Gli riferirai:  Così dice il Signore: Hai assassinato e ora usurpi! Per questo dice il Signore: Nel punto ove lambirono il sangue di Nabot, i cani lambiranno anche il tuo sangue>>.
UN DONO SUBORDINATO
La tradizione cristiana non ha mai riconosciuto il diritto alla proprietà privata come assoluto ed intoccabile,  ma subordinato al diritto dell’uso comune, alla destinazione universale dei beni. CDSC 177
Ne consegue per la proprietà privata, che:
è un mezzo per il rispetto del principio della destinazione universale dei beni, non il fine
è in funzione del principio del bene comune (CDSC 178) non ri cercando il solo vantaggio personale e familiare.
è come comune, nel senso di utile a lui e agli altri.
deve essere  equamente accessibile a tutti, perchè  tutti diventino in qualche misura proprietari,
esclude il ricorso a forme di comune e promiscuo dominio. CDSC 176
ci siano vincoli e regolamentazione sul loro uso da parte dei proprietari.
i proprietari non tengano inoperosi i beni posseduti, ma destinarli all’attività produttiva, anche affidandoli a chi ha desiderio e capacità.
riguarda anche la proprietà comunitaria, che caratterizza la struttura sociale di numerosi popoli indigeni. CDSC 180
si estende ai frutti del progresso economico e tecnologico, che provengono dalla conoscenza, dalla tecnica e dal sapere, su cui si fonda la ricchezza delle Nazioni industrializzate. CDSC 179
L’importanza della proprietà privata per la salvaguardia della libertà e della dignità di ogni persona, è affermata dai corpi legislativi riguardanti l’Anno Giubilare, anno di azzeramento dei debiti e di rientro nel possesso della proprietà ceduta in pegno, perchè necessaria alla libertà e alla dignità della persona.
“Le terre non si potranno vendere per sempre, perchè la terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e inquilini. Perciò in tutto il paese che avrete in possesso concederete il diritto di riscatto per quanto riguarda il suolo. Se tuo fratello, divenuto povero, vende una parte della sua proprietà, colui che ha il diritto di riscatto, cioè il suo parente più stretto, verrà e riscatterà ciò che ilfratello ha venduto”. (Lv 24,23-25)
UN DONO SU CUI VIGILARE
II principio della destinazione universale dei beni invita a coltivare una visione dell’economia ispirata a valori morali che permettano di non perdere mai di vista ne l’ordine, ne la finalità di tali beni, in modo da realizzare un mondo equo e solidale, in cui la formazione della ricchezza possa assumere una funzione positiva. CDSC 174
Gesù disse: <<Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni>>. Disse poi una parabola: <<La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio>>.  Lc 12,15-21
La ricchezza è il risultato di un processo produttivo di elaborazione tecnico-economica delle risorse disponibili, naturali e derivate, che deve essere:
guidato dall’inventiva, dalla capacità progettuale, dal lavoro degli uomini,
impiegato come mezzo utile per promuovere il benessere degli uomini e dei popoli e per contrastare la loro esclusione e il loro sfruttamento. CDSC 174
La destinazione universale dei beni porta a creare le condizioni necessarie allo sviluppo integrale, nel quale:
tutti possano contribuire alla promozione di un mondo più umano, in cui ciascuno possa dare e ricevere,
il progresso degli uni non ostacola lo sviluppo degli altri, ne pretesto per il loro assoggettamento. CDSC 175
Quando di mette da parte la dipendenza dei beni da Dio e la loro finalizzazione al bene comune, nascono una serie di promesse illusorie e tentatrici:
Assolutizzazione o idolatria dei beni
Asservimento e schavitù dei beni
“Nessuno può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e dispezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a mammona” (Mt 6,24)
“Se vuoi essere perfetto, va, vendi quello che possiedi e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo” (Mt 6,21)
“Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio … Mortificate quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria, cose tutte che attirano l’ira di Dio su coloro che disobbediscono”. (Col 3,1ss)
La DSC  afferma anche  il rischio delle economie più avanzate di andare a finire in una “idolatria del mercato” e l’indicazione autorevole del perpetuarsi e moltiplicarsi di fenomeni di “alienazione economica” della persona umana. (CA 40-41)
L’abbinamento idolatria beni-alienazione uomo è tipica della tradizione biblica:
La fede monoteistica è connessa con la liberazione dalla schiavitù egiziana; l’alternativa è tra l’andare ad adorare Dio nel deserto e il continuare ad essere nient’altro che forza-lavoro del Faraone (Es 54,3-8): appartenere ad un solo Dio significa non essere sottomessi o sottomettibili a nessun altro.
I profeti condannano il commercio selvaggio (Amos 8,4-7) e il capitalismo sfrenato (Is 5,8-9).
“Le vostre ricchezze sono imputridite… Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni! Ecco, il salario da voi  defraudato ai lavoratori che hanno mietuto le vostre terre grida; e le  proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore degli  eserciti. Avete gozzovigliato sulla terra e vi siete saziati di piaceri.. Avete condannato e ucciso  il giusto ed egli non può opporre resistenza”. (Giac 5,1-6)
Così dice il Signore onnipotente: << Guai agli spensierati di Sion e a quelli che si considerano sicuri sulla montagna di Samaria! Essi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani mangiano gli agnelli del gregge e i vitelli cresciuti nella stalla. Canterellano al suono dell’arpa, si pareggiano a David negli strumenti musicali; bevono il vino in larghe coppe e si ungono con gli unguenti più raffinati, ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano. Perciò andranno in esilio in testa ai deportati e cesserà l’orgia dei buontemponi >>. (Am 6,1-7)
SALMO 48  PERICOLO DELLA RICCHEZZA
Questa è la sorte di chi confida in se stesso, l’avvenire di chi si compiace nelle sue parole: come pecore sono avviati agli inferi, sarà loro pastore la morte. Scenderanno a precipizio nel sepolcro, svanirà ogni loro parvenza: gli inferi saranno la loro dimora… Se vedi un uomo arricchirsi, non temere, se aumenta la gloria della sua casa. Quando muore con sé non porta nulla, né scende con lui la sua gloria. Nella sua vita si diceva fortunato: << Ti loderanno, perché ti sei arricchito>>. Andrà con la generazione dei suoi padri che non vedranno mai più la luce. L’uomo nelle prosperità non capisce più niente, diventa come un animale.
UN DONO DA GARANTIRE A TUTTI
II principio della destinazione universale dei beni richiede che si guardi con particolare sollecitudine ai poveri, a coloro che si trovano in situazioni di marginalità e, in ogni caso, alle persone a cui le condizioni di vita impediscono una crescita adeguata. CDSC 182
Questo principio viene definito “opzione preferenziale per i poveri, o “forma speciale dell’esercizio della carità”, e riguarda:
le scelte personali di ogni cristiano CDSC 182
le scelte e le responsabilità sociali del vivere CDSC 182
la povertà materiale CDSC 184
la povertà culturale e religiosa CDSC 184
Un dottore della legge si alzò per mettere alla prova Gesù: <<Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?>>. Gesù gli disse: <<Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?>>. Costui rispose: <<Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso>>. E Gesù: <<Hai risposto bene; fà questo e vivrai>>.  Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: <<E chi è il mio prossimo?>>.  Gesù riprese: <<Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?>>. Quegli rispose: <<Chi ha avuto compassione di lui>>. Gesù gli disse: <<Và e anche tu fà lo stesso >>.
DALLA DOTTRINA ALLA VITA CDSC 183-184
1. Scegliere i poveri
Gesù si è identificato con i Suoi « fratelli più piccoli», e riconoscerà i suoi eletti proprio da quanto avranno fatto per i poveri.
Gesù disse ai suoi discepoli: <<Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.
(Mt 25,31ss)
Gesù nelle beatitudini proclama che beati sono i deboli, perchè nel suo ministero e nel suo regno avranno “opzione preferenziale”: finalmente Dio e il suo popolo si occuperanno di loro.
Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: <<Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete gia la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti. (Lc 6,17ss)
Gesù stesso ha scelto un modo sobrio ed essenziale di vita. La sua povertà si è manifestata dal dostacco da qualsiasi forma di protezione e di sicurezza umana, confidando solo nella fedeltà di Dio.
Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: <<Ti seguirò dovunque tu vada>>. Gesù gli rispose: <<Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo>>. (Lc 9,57-58)
La parabola del ricco consumista è un invito a superare l’indifferenza. Va letta non solo sul piano individuale, ma anche sociale (nazionale e internazionale), come ammonimento a non accumulare capitali economici, senza tener conto dei poveri.
<< C’era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti…. Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi >>. (Lc 16,19-31)
2. Evitare posizioni ideologiche
E’ l’amore per Gesù la causa dell’impegno dei cristiani. Non è la ricchezza in se il peccato, ma l’accumulo di essa a danno dei poveri. Sconfiggere la povertà non è combattere le persone.
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro.. e gli fecero una cena… Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: <<Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?>>. Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: <<Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me>>. (Gv 12,1ss)
“Il realismo cristiano, mentre da una parte apprezza i lodevoli sforzi che si fanno per sconfiggere la povertà, dall’altra mette in guardia da posizioni ideologiche e da messianismi che alimentano l’illusione che si possa sopprimere da questo mondo in maniera totale il problema della povertà. Ciò avverrà soltanto al Suo ritorno, quando Lui sarà di nuovo con noi per sempre. CDSC 183
3. Dovere di giustizia
La Chiesa insegna a soccorrere il prossimo nelle sue varie necessità e profonde nella comunità umana innumerevoli opere di misericordia corporali e spirituali:
fare l’elemosina ai poveri è una delle principali testimonianze della carita
attenzione alla dimensione sociale e politica del problema della povertà, perchè la pratica della carità non si riduce all’elemosina. CDSC 184
Sul rapporto tra carità e giustizia ritorna costantemente 1’insegnamento della Chiesa: Quando doniamo ai poveri le cose indispensabili, non facciamo loro delle elargizioni personali, ma rendiamo loro ciò che è loro. Più che compiere un atto di carita, adempiamo un dovere di giustizia.
I Padri Conciliari raccomandano fortemente che si compia tale dovere
perchè non si offra come dono di carita ciò che è già dovuto a titolo di giustizia.
Salmo 62  Dio unica speranza
Solo in Dio riposa l’anima mia; da lui la mia salvezza. Lui solo è mia rupe e mia salvezza, mia roccia di difesa: non potrò vacillare. Fino a quando vi scaglierete contro un uomo, per abbatterlo tutti insieme, come muro cadente, come recinto che crolla? Tramano solo di precipitarlo dall’alto, si compiacciono della menzogna. Con la bocca benedicono, e maledicono nel loro cuore.
Solo in Dio riposa l’anima mia, da lui la mia speranza. Lui solo è mia rupe e mia salvezza, mia roccia di difesa: non potrò vacillare. In Dio è la mia salvezza e la mia gloria; il mio saldo rifugio, la mia difesa è in Dio. Confida sempre in lui, o popolo, davanti a lui effondi il tuo cuore, nostro rifugio è Dio. Sì, sono un soffio i figli di Adamo, una menzogna tutti gli uomini, insieme, sulla bilancia, sono meno di un soffio.
Non confidate nella violenza, non illudetevi della rapina; alla ricchezza, anche se abbonda, non attaccate il cuore. Una parola ha detto Dio, due ne ho udite: il potere appartiene a Dio, tua, Signore, è la grazia; secondo le sue opere tu ripaghi ogni uomo.
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