08/11/2010

Bene comune

di Staff — Categorie: Dottrina sociale della Chiesa 09/10Commenti disabilitati su Bene comune

2° Elemento per stare insieme:

RICERCA DEL BENE COMUNE (CDSC 164-170)

 

 

 

E’ SENTIRSI PARTE DI UN UNICO CORPO 1 Cor 12,12-30

 

Fratelli, come il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito. Ora il corpo non risulta di un membro solo, ma di molte membra.

Se il piede dicesse: <<Poiché io non sono mano, non appartengo al corpo>>, non per questo non farebbe più parte del corpo. E se l’orecchio dicesse: <<Poiché io non sono occhio, non appartengo al corpo>>, non per questo non farebbe più parte del corpo. Se il corpo fosse tutto occhio, dove sarebbe l’udito? Se fosse tutto udito, dove l’odorato?

Ora, invece, Dio ha disposto le membra in modo distinto nel corpo, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l’occhio dire alla mano: <<Non ho bisogno di te>>; né la testa ai piedi: <<Non ho bisogno di voi>>. Anzi quelle membra del corpo che sembrano più deboli sono più necessarie; e quelle parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggior rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggior decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno.

Ma Dio ha composto il corpo, conferendo maggior onore a ciò che ne mancava, perché non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte.

 

Già Platone e Aristotele paragonarono  « lo stato ben ordinato»  ad un corpo e alle sue membra. Seneca insegnò che siamo tutti membra di un grande corpo, perche la natura ci ha generate come parenti e ha fatto di noi degli esseri sociali.

 

Lo stesso Tommaso d’Aquino prende da questi classici, quando definisce la societa come « un corpo»  o come « un uomo». Se è vero che gli organismi non lasciano deperire le loro membra ma le nutrono e le conservano e, solo in caso di necessita, ne sacrificano uno per salvare il tutto, è altrettanto vero che la societa non puo sfruttare i propri membri, ma deve prendersi cura di loro.

 

I membri devono essere a loro volta disposti a subordinare disinteressatamente i propri interessi al bene comune. Il cittadino deve esporsi persino al pericolo della vita per salvaguardare la cosa pubblica. Per il pensiero cristiano allora è un principio di grande importanza se il prezzo può essere la vita. La persona non puo trovare compimento solo in se stessa, a prescindere dal suo essere «  con»  e «  per»  gli altri.

Cfr. E. Malnati, La dottrina sociale della Chiesa, ed. Eupress FTL, 2005

 

 

E’ IL BENE DI TUTTI FATTO DA TUTTI   Mt 14,13-21

 

Sul far della sera, gli si accostarono i discepoli e gli dissero: <<Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare>>. Ma Gesù rispose: <<Non occorre che vadano; date loro voi stessi da mangiare>>. Gli risposero: <<Non abbiamo che cinque pani e due pesci!>>. Ed egli disse: <<Portatemeli qua>>.

E dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla. Tutti mangiarono e furono saziati; e portarono via dodici ceste piene di pezzi avanzati. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

 

Per bene comune s’intende «1’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alla collettivita sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione piu pienamente e piu celermente. CDS 164

 

Non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale.

 

E’ arduo da raggiungere, perche richiede la capacità e la ricerca costante del bene altrui come se fosse proprio.

 

E’ la vita ordinata della comunita politica, ove i doveri e i diritti sono rispettati, ove le persone trovano un ambiente favorevole al loro sviluppo umano, ove i valori non sono stravolti.

 

E’ fatto da tutti: nessuno, laico o credente, giovane o anziano, abbiente o non abbiente, uomo o donna, puo ritenersi esente dal collaborare, a seconda delle proprie capacità, al suo raggiungimento e al suo sviluppo. 1

 

E’ di tutti e di ciascuno al tempo stesso, frutto della sinergia di tutti i beni realizzati dalla convivenza civile delle realtà sociali di cui è composta.

 

E’ il bene di tutti gli uomini e di tutto l’uomo, tanto ai bisogni del suo corpo, che dello spirito.

 

E’ superiore all’interesse privato e inseparabile dal bene della persona

 

E’ il risultato di una più larga assunzione di responsabilita, superamento delle  visioni riduttive subordinate ai vantaggi di parte

 

E’ e rimane comune, perche indivisibile, e perchè solo comunitariamente è possibile costituirto, accrescerlo e conservarlo, anche in vista del futuro.

 

E’ l’elemento costitutivo e ragione d’essere di ogni socialità, dalla famiglia, al gruppo sociale, all’associazione, all’impresa di carattere economico, alla città, alla regione, allo Stato, fino alla comumtà dei popoli e delle Nazioni

 

E’ servizio alla libertà dei singoli (liberi di fare il bene) e alla solidarietà (per la crescita di tutti) in ogni epoca e parte del mondo.

E’ IL BENE ALTRUI COME FOSSE IL PROPRIO Mt 18, 21-35

 

Un volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito.

Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito.

Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.

Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?

Il bene comune inpegna tutti i membri della società: nessuno è esentato dal collaborare, a seconda delle proprie capacità, al suo raggiungimento e alsuo sviluppo. CDSC 167

 

Il bene comune non si raggiunge in modo automatico, ma occorrono:

1.impegno morale della volontà

2.lavoro costruttivo di tutti

3.conversione interiore ai valori e al bene

4.concreta progettualità

5.tutela e promozione della giustizia.

 

Il bene comune deriva dalle condizioni sociali connesse al rispetto e alla promozione della persona e dei suoi diritti fondamentali. CDSC 166

 

Tali esigenze riguardano anzitutto:

1.impegno per la pace

2.organizzazione dei poteri dello Stato un solido ordinamento giuridico,

3.salvaguardia dell’ambiente

4.servizi essenziali: alimentazione, abitazione, lavoro, educazione e accesso alla cultura, trasporti, salute, libera circolazione delle informazioni, tutela della libertà religiosa.

5.cooperazione internazionale in vista del bene comune dell’intera umanità

 

IN COLLABORAZIONE CON IL POTERE POLITICO Mt 22, 15-21

 

I farisei chiesero a Gesù: <<E` lecito o no pagare il tributo a Cesare?>>. Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: <<Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo>>. Ed essi gli presentarono un denaro.

Egli domandò loro: <<Di chi è questa immagine e l’iscrizione?>>. Gli risposero: <<Di Cesare>>. Allora disse loro: <<Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio>>.

La responsabililà di consegnire il bene comune compete, oltre che alle singole persone, anche allo Stato, poichè il bene comune e la ragion d’essere dell’autorita politica. CDSC 168

 

 

 

L’uomo singolo, la famiglia, la città, l’impresa, non sono in grado di raggiungere da se stessi al loro pieno sviluppo. C’è bisogno di un organismo coordinatore: i poteri pubblici o governi. Essi sono tenuti:

 

1.A tutelare e promuovere i diritti umani e a rendere più facile l’dempimento del rispettivi doveri.

 

2.A rendere accessibili alle persone i beni necessari (materiali, culturali, morali, spirituali) per condurre una vita veramente umana.

 

3. A promuovere il bene comune senza preferenze per alcuni cittadini o gruppi.

 

4.A garantire coesione, unitarietà e organizzazione alla societa civile, in modo che il bene comune possa essere conseguito con il contributo di tutti.

 

5.Ad armonizzare e conciliare con giustizia i diversi interessi settoriali e i beni particolari di gruppi e di individui.

 

6.A tenere conto non solo degli orientamenti della maggioranza, ma tendere al bene di tutti i membri della comunita civile, compresi quelli in minoranza.

 

7.Ad avere come orizzonte il bene comune universale dell’intera creazione.

 

8.A non privare il bene comune della sua dimensione trascendente: Dio fine ultimo dell’uomo, non solo benessere socio-economico.

 

 

BELLEZZA DELLO STARE INSIEME   Sal 132

Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme!E’ come olio profumato sul capo, che scende sulla barba, sulla barba di Aronne, che scende sull’orlo della sua veste. E’ come rugiada dell’Ermon, che scende sui monti di Sion. Là il Signore dona la benedizione e la vita per sempre.

 

ESERCIZIO DELLE VIRTU’ Mt 25,14ss

 

Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: Un uomo, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.

Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque… colui che aveva ricevuto due talenti… ne presentò altri due… Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore… per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio… avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha>>

 

 

Fine ultimo è la CARITA’ SOCIALE. Figlia della carità fraterna, che ci fa volere il bene dell’altro, quella sociale ci fa amare il bene di tutte le persone unite insieme. Non si esaurisce nei rapporti tra persone, ma si estende nella rete in cui tali rapporti si svolgono: la comunità sociale e politica, mirando al bene della comunità. 207, 208

 

1. GIUSTIZIA

come capacità di ognuno d’interpretare e assumere le esigenze delle persone.

 

Pone ognuno al suo posto in ordine al tutto

Ordina tutte le altre virtù al bene comune

Fa superare la visione individualistica degli interessi privati

Assicura le libertà personali

Impone ai membri della comunità tutto ciò che è necessario al bene comune

Consente l’unità ordinata nelle relazioni esteriori

Realizza l’armonia gerarchizzata fra le attivita esteriori e pubbliche

 

2. AMICIZIA CIVICA o politica

E’ il volto profano della carità fraterna, l’estensione nel sociale delle amicizie intime. L’amore è l’anima di tutto e deve estendersi a tutto: “Amici di alcuni per diventare amici di tutti”. Le amicizie intime non avrebbero un’estensione sufficiente per sviluppare tutte le virtualità sociali dell’amore, così come senza le amicizie più particolari, quella civica mancherebbe d’intimità.  Essa ha il compito di

 

Ordinare dinamicamente al bene delle persone l’opera sociale della giustizia.

Orientare  e finalizzare a tale scopo l’educazione delle persone

Cfr. E. Malnati, La dottrina sociale della Chiesa, ed. Eupress FTL, 2005

 

 

 

 

 

 

GIUSTIZIA E BENE COMUNE CRITERI  ORIENTATIVI (CV 6-9)

6. « Caritas in veritate » è principio intorno a cui ruota la dottrina sociale della Chiesa, un principio che prende forma operativa in criteri orientativi dell’azione morale. Ne desidero richiamare due in particolare, dettati in special modo dall’impegno per lo sviluppo in una società in via di globalizzazione: la giustizia e il bene comune.

LA GIUSTIZIA anzitutto. Ubi societas, ibi ius: ogni società elabora un proprio sistema di giustizia. La carità eccede la giustizia, perché amare è donare, offrire del “mio” all’altro; ma non è mai senza la giustizia, la quale induce a dare all’altro ciò che è “suo”, ciò che gli spetta in ragione del suo essere e del suo operare. Non posso « donare » all’altro del mio, senza avergli dato in primo luogo ciò che gli compete secondo giustizia. Chi ama con carità gli altri è anzitutto giusto verso di loro. Non solo la giustizia non è estranea alla carità, non solo non è una via alternativa o parallela alla carità: la giustizia è « inseparabile dalla carità », intrinseca ad essa. La giustizia è la prima via della carità o, com’ebbe a dire Paolo VI, « la misura minima » di essa, parte integrante di quell’amore « coi fatti e nella verità » (1 Gv 3,18), a cui esorta l’apostolo Giovanni. Da una parte, la carità esige la giustizia: il riconoscimento e il rispetto dei legittimi diritti degli individui e dei popoli. Essa s’adopera per la costruzione della “città dell’uomo” secondo diritto e giustizia. Dall’altra, la carità supera la giustizia e la completa nella logica del dono e del perdono. La “città dell’uomo” non è promossa solo da rapporti di diritti e di doveri, ma ancor più e ancor prima da relazioni di gratuità, di misericordia e di comunione. La carità manifesta sempre anche nelle relazioni umane l’amore di Dio, essa dà valore teologale e salvifico a ogni impegno di giustizia nel mondo.

7. Bisogna poi tenere in grande considerazione il BENE COMUNE. Amare qualcuno è volere il suo bene e adoperarsi efficacemente per esso. Accanto al bene individuale, c’è un bene legato al vivere sociale delle persone: il bene comune.

È il bene di quel “noi-tutti”, formato da individui, famiglie e gruppi intermedi che si uniscono in comunità sociale . Non è un bene ricercato per se stesso, ma per le persone che fanno parte della comunità sociale e che solo in essa possono realmente e più efficacemente conseguire il loro bene.

Volere il bene comune e adoperarsi per esso è esigenza di giustizia e di carità.

Impegnarsi per il bene comune è prendersi cura, da una parte, e avvalersi, dall’altra, di quel complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale, che in tal modo prende forma di pólis, di città.

Si ama tanto più efficacemente il prossimo, quanto più ci si adopera per un bene comune rispondente anche ai suoi reali bisogni.

Ogni cristiano è chiamato a questa carità, nel modo della sua vocazione e secondo le sue possibilità d’incidenza nella pólis. È questa la via istituzionale — possiamo anche dire politica — della carità, non meno qualificata e incisiva di quanto lo sia la carità che incontra il prossimo direttamente, fuori delle mediazioni istituzionali della pólis.

Quando la carità lo anima, l’impegno per il bene comune ha una valenza superiore a quella dell’impegno soltanto secolare e politico. Come ogni impegno per la giustizia, esso s’inscrive in quella testimonianza della carità divina che, operando nel tempo, prepara l’eterno. L’azione dell’uomo sulla terra, quando è ispirata e sostenuta dalla carità, contribuisce all’edificazione di quella universale città di Dio verso cui avanza la storia della famiglia umana. In una società in via di globalizzazione, il bene comune e l’impegno per esso non possono non assumere le dimensioni dell’intera famiglia umana, vale a dire della comunità dei popoli e delle Nazioni, così da dare forma di unità e di pace alla città dell’uomo, e renderla in qualche misura anticipazione prefiguratrice della città senza barriere di Dio. (….)

 

9. L’amore nella verità — caritas in veritate — è una grande sfida per la Chiesa in un mondo in progressiva e pervasiva globalizzazione. Il rischio del nostro tempo è che all’interdipendenza di fatto tra gli uomini e i popoli non corrisponda l’interazione etica delle coscienze e delle intelligenze, dalla quale possa emergere come risultato uno sviluppo veramente umano. Solo con la carità, illuminata dalla luce della ragione e della fede, è possibile conseguire obiettivi di sviluppo dotati di una valenza più umana e umanizzante. La condivisione dei beni e delle risorse, da cui proviene l’autentico sviluppo, non è assicurata dal solo progresso tecnico e da mere relazioni di convenienza, ma dal potenziale di amore che vince il male con il bene (cfr Rm 12,21) e apre alla reciprocità delle coscienze e delle libertà. La Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire e non pretende « minimamente d’intromettersi nella politica degli Stati ». Ha però una missione di verità da compiere, in ogni tempo ed evenienza, per una società a misura dell’uomo, della sua dignità, della sua vocazione (…) La fedeltà all’uomo esige la fedeltà alla verità che, sola, è garanzia di libertà (cfr Gv 8,32) e della possibilità di uno sviluppo umano integrale. Per questo la Chiesa la ricerca, l’annunzia instancabilmente e la riconosce ovunque essa si palesi. Questa missione di verità è per la Chiesa irrinunciabile. La sua dottrina sociale è momento singolare di questo annuncio: essa è servizio alla verità che libera. Aperta alla verità, da qualsiasi sapere provenga, la dottrina sociale della Chiesa l’accoglie, compone in unità i frammenti in cui spesso la ritrova, e la media nel vissuto sempre nuovo della società degli uomini e dei popoli.

Padre, che guidi l’universo con sapienza e amore, ascolta la preghiera che ti rivolgiamo per la società del nostro tempo: fa che fiorisca la giustizia e la concordia, e per l’onestà dei cittadini e la saggezza dei governati, si costruisca il bene comune, per raggiungere la vera pace. Per Cristo nostro Signore. Amen.

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