27/08/2008

Servo di Dio Dino Zambra

di Staff — Categorie: I nostri testimoniCommenti disabilitati su Servo di Dio Dino Zambra

Defendente (Dino) Zambra, nato a Chieti nel 1922 dal barone Gerardo e da Elena De Giorgi, (parente, in linea diretta, della nobile famiglia dei De Lellis che aveva dato alla Chiesa universale  S. Camillo), figlio unico per la morte a quattro mesi della sorellina primogenita Ferdinanda, aveva  un carattere “solare”, aperto e cordiale. Studi brillantissimi fino alla maturità classica conseguita nel locale Liceo Ginnasio (le sue pagelle, conservate con amorevole cura dalla madre nel palazzo ex conventuale di S. Maria Arabona, di proprietà della famiglia con l’annessa abbazia,  sono pieni di nove e di dieci),  vita serena alimentata nella fede dalla madre, dalla frequenza della Scuola Catechistica e dall’Oratorio festivo allora esistente nel Seminario Regionale, come del Circolo di Azione Cattolica “A. Manzoni”. Nella sua stanza in Santa Maria Arabona sono conservate le medaglie che allora si utilizzavano per premiare i più bravi nelle gare di catechismo. Racconta un suo professore: “Sono stato molto impressionato dall’umiltà di Dino, perché era giovane, bello, intelligentissimo, capace di splendida carriera nella vita civile, di nobile famiglia, studioso e di notevole rendimento scolastico e ciononostante umile”.  I ricordi si fanno più precisi e particolareggiati per gli anni universitari, trascorsi, dal 1940 al 1943,  alla “Cattolica” di Milano, ove, sostenendo sempre con esiti ottimi gli esami, era attivissimo nella FUCI, ma anche nelle associazioni di volontariato a favore  dei poveri.


Il suo Diario, intima confessione dei suoi più riposti pensieri, ci conduce anche nella vita sentimentale di Dino, combattuto per l’attrazione verso una ragazza e la vocazione sempre più forte per una vita completamente dedicata a Dio nel sacerdozio: la chiusura dell’Università per i fatti bellici e la chiamata alle armi alla quale non volle sottrarsi pur avendone la possibilità per condividere in pieno la condizione dei suoi coetanei, la morte così prematura e repentina non hanno permesso a Dino di “realizzarsi” pienamente. Ancora più toccanti le testimonianze dei commilitoni che furono  con lui prima ad Ascoli, poi in Puglia dove lo colse una fulminante meningite che lo portò rapidamente alla morte avvenuta quando non aveva compiuto ancora ventidue anni, nel 1944. Cosa ha fatto Dino di speciale da essere stato riconosciuto Servo di Dio e dal meritare un processo canonico per la Beatificazione? Nulla: nessun miracolo, nessun atto eroico: ha però vissuto in modo eroico la sua fede, testimoniandola nella vita quotidiana, portando intorno a sé la luce della serenità del cuore e della gioia di avere in sé il Signore: certezze che non potevano non “travolgere” quelli che gli stavano intorno. La lettura del Diario rende ancora più intensa l’emozione di ascoltare un ragazzo, uno come mille e più di tanti soggetto alle tentazioni del vivere “alla giornata” e nel divertimento più superficiale, che invece è in colloquio continuo con il Signore, ascolta la Sua parola, la medita, e soprattutto la mette in pratica. Dimostrando che ciò è possibile a tutti, purchè lo si voglia.I suoi seppero solo mesi dopo della sua morte perché il fronte divideva in due l’Italia e Dino non volle rivelare a nessuno, nemmeno in punto di morte, le sue origini nobili che sicuramente gli avrebbero procurato dei privilegi. Spostatosi a nord il fronte, solo la pietà di una persona che avendo conosciuto un ragazzo “che aveva il paradiso negli occhi”, come ebbe a dire la suora che lo assistette negli ultimi momenti, aveva piantato dei fiori sulla sua tomba distinguendola tra quelle di tanti altri giovani caduti, consentirono di riportarne la salma in S. Maria Arabona, ove ora riposa.  

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